Foto: KRO-NCRV screenshot
Quarant’anni fa Bart Davidse, un giovane olandese di 28 anni originario dello Zeeland, morì di AIDS. Era omosessuale e proveniva da una famiglia profondamente religiosa. La sua storia è raccontata dal fratello Koert nel nuovo documentario Mijn broer (Mio fratello), dice MetroNieuws.
Bart si trasferì ad Amsterdam nel 1982, proprio quando l’AIDS iniziava a diffondersi ed era fortemente associato all’omosessualità. Cresciuto in una famiglia di coltivatori profondamente religiosa, aveva tenuto nascosta la propria omosessualità: ad Amsterdam entrò invece nella comunità gay e in un ambiente di artisti e occupanti.
Il documentario ricostruisce la sua vita attraverso i ricordi del fratello, i diari di Bart e del padre e le testimonianze di sorelle, amici e persone che avevano vissuto con lui. La storia racconta anche il clima di paura e ignoranza che circondava l’AIDS negli anni Ottanta. All’epoca si sapeva ancora molto poco della malattia e persino nella comunità gay se ne parlava raramente.
Nella famiglia Davidse, inoltre, l’omosessualità di Bart venne sostanzialmente taciuta. Ancora più doloroso fu ciò che accadde dopo la sua morte: secondo Koert, durante il funerale il nome di Bart non venne pronunciato nemmeno una volta, neppure da lui.
Inoltre, nessuna chiesa dello Zeeland era disposta a celebrare il funerale di un uomo omosessuale morto di AIDS.
La memoria di Bart
Koert ha conservato per anni le opere del fratello, che era un talentuoso disegnatore. Durante l’ultimo Pride di Amsterdam alcune sue opere sono state esposte, permettendo finalmente a Bart di essere ricordato pubblicamente anche per ciò che era e per la sua arte.







