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Bruxelles, il ministro rifiuta riconoscimento alla Grande moschea: gestita anche da spie marocchine

Demeester, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Il ministro della Giustizia federale, Vincent Van Quickenborne ha raccomandato di non riconoscere ufficialmente la Grande mosquée di Bruxelles, scrive VRT. Van Quickenborne (liberale fiammingo) pare abbia preso la decisione di non offrire un grande riconoscimento alla moschea perché stando a rapporti dell’intelligence, il Regno del Marocco eserciterebbe un’influenza nelle attività quotidiane.

Dopo gli attacchi terroristici del 2016 a Bruxelles e Zaventem, la Grande Moschea di Bruxelles è stata al centro di molte critiche. L’organizzazione che allora gestiva la moschea, il Centro culturale islamico del Belgio ICCB, avrebbe ricevuto i suoi finanziamenti dall’Arabia Saudita e sarebbe stato un baluardo del salafismo conservatore. Le autorità belghe hanno affermato che la situazione doveva mutare e nell’aprile 2019 l’ICCB ha dovuto lasciare la moschea. Alla fine la moschea è stata posta sotto la gestione dell’Esecutivo Musulmano, l’organo eletto che rappresenta i musulmani del Belgio.

Tuttavia, ora è emerso che ci sono altri problemi con la gestione della moschea, questa volta da parte dell’esecutivo.

“La nuova direzione ha presentato una domanda di riconoscimento ufficiale e ho raccomandato che non sia concesso perché i servizi di sicurezza mi hanno informato che c’è influenza da parte del governo del Marocco”, ha detto il ministro a VRT.

Stando ai rapporti dell’intelligence, alcuni membri del board musulmano, di origine marocchina, sarebbero spie al soldo di Rabat.

Tuttavia, la raccomandazione del signor Van Quickenborne non significa che la Grande Moschea dovrà chiudere. Il lavoro quotidiano continuerà, spiega VRT: semplicemente la procedura ufficiale sarà sospesa. Il rifiuto di concedere il riconoscimento non è definitivo e l’Esecutivo musulmano può apportare modifiche alla sua domanda e proporre nuovi nomi per la gestione della moschea.