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Blocco importazioni dalle colonie: in Israele temono controlli e confische a Schiphol

Per decenni i Paesi Bassi sono stati considerati uno dei più stretti alleati di Israele in Europa. Oggi il rapporto è molto più conflittuale: il governo olandese ha introdotto un divieto sui prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori occupati e il confronto con Israele è arrivato fino alle relazioni diplomatiche. scrive il portale israeliano Ynet.

È un cambiamento che riguarda anche chi vive nei Paesi Bassi o viaggia tra il paese e Israele. Dal 22 settembre è infatti in vigore un provvedimento che vieta l’importazione, l’acquisto, la vendita e l’intermediazione commerciale di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani in Cisgiordania, Gerusalemme Est e Alture del Golan, definiti dal governo olandese «insediamenti illegali».

Il divieto non riguarda soltanto aziende e importatori. Le autorità doganali olandesi lo applicano anche ai prodotti presenti nei bagagli personali dei viaggiatori, compresi regali, souvenir e prodotti acquistati per uso personale.

Cosa significa per chi arriva da Israele

Secondo Ynet, un passeggero che arriva a Schiphol da Tel Aviv può quindi essere sottoposto a un controllo e deve poter dimostrare l’origine di eventuali prodotti provenienti dagli insediamenti. Il divieto riguarda, per esempio, prodotti alimentari, cosmetici o bottiglie di vino prodotti negli insediamenti. Se l’origine non è chiara, la dogana può chiedere informazioni o documentazione. Il viaggiatore può consegnare volontariamente il prodotto oppure vederselo sequestrare.

La misura vale anche per prodotti acquistati prima dell’entrata in vigore del provvedimento e per quelli ordinati online e spediti nei Paesi Bassi. Non riguarda invece i prodotti originari di Israele all’interno dei confini precedenti alla guerra del 1967.

Al momento non risultano controlli sistematici su tutti i passeggeri provenienti da Israele. I controlli sono casuali e non ci sono indicazioni di una campagna generalizzata contro i viaggiatori israeliani.

Un rapporto che è cambiato soprattutto dopo Gaza

Il deterioramento dei rapporti non è iniziato con l’attuale governo o con il nuovo divieto. Secondo la ricostruzione di Ynet, già da circa quindici anni il ministero degli Esteri israeliano osservava con preoccupazione una posizione sempre più critica all’interno dell’apparato diplomatico olandese.

Il governo dei Paesi Bassi aveva iniziato a mettere in guardia le aziende dai rischi legati alle attività economiche negli insediamenti e attribuiva un peso crescente al diritto internazionale, ai diritti umani e alla questione degli insediamenti.

La guerra di Gaza ha però accelerato il cambiamento.

Nei primi mesi dopo il 7 ottobre 2023 nei Paesi Bassi rimaneva un sostegno relativamente ampio al diritto di Israele a difendersi. Secondo un sondaggio citato da Ynet, nel novembre 2023 il 68% degli intervistati riteneva che Israele avesse il diritto di difendersi, mentre circa tre quarti attribuivano ad Hamas la responsabilità principale dell’inizio della guerra.

Il cambiamento va letto anche alla luce della politica olandese. Il governo guidato dal primo ministro Rob Jetten è una coalizione di minoranza composta da D66, VVD e CDA e dispone di 66 seggi su 150 alla Tweede Kamer. Per approvare le proprie decisioni deve quindi cercare di volta in volta il sostegno di altri partiti.

Questo rende particolarmente importante il rapporto con le forze progressiste e di sinistra, che sulla guerra di Gaza e sulla questione palestinese hanno esercitato una pressione crescente.

Ma la politica olandese non è diventata semplicemente «anti-israeliana». Nel paese esistono ancora importanti forze politiche favorevoli a rapporti stretti con Israele e una parte consistente .

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