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Zwarte Piet, Mitchell Esajas: preoccupante escalation. Gli hooligans erano pronti ad aggredirci

Esajas uno dei volti più noti del movimento Kick Out Zwart Piet, ci racconta le tensioni dello scorso weekend

di Alessandro Pirovano

 

 

“E’ stato negato il diritto di parola e di riunione”, non usa mezzi termini Mitchell Esajas uno dei volti più in vista della rete Kick Out Zwarte Piet, per descrivere a 31mag quanto successo in varie città olandesi nello scorso fine settimana, in occasione delle celebrazioni per l’arrivo di Sinterklass, quando i presidi antirazzisti sono stati contestati da hooligans e militanti dell’estrema destra. “Nonostante avessimo chiesto i permessi e rispettato tutte le regole, siamo stati minacciati, insultati e anche aggrediti” racconta Esajas, fondatore dei Black Archives di Amsterdam.

Ti saresti aspettato una reazione come quella a cui si è assistito a Eindhoven?

No, è stato veramente scioccante. Non ci aspettavamo di certo questo salto di qualità: persino il blocco stradale lungo la strada per Dokkum in Friesland dello scorso anno, è poco se paragonato con quanto successo a Eindhoven o a Rotterdam.

Perché?

Perché quest’anno erano in tanti e pronti usare la violenza contro di noi e contro la polizia pur di farci stare zitti e allontanarci dalla piazza.

E’ la conferma che, come dite da anni, l’annuale parata di Sinterklass, infondo non sia solo una festa per bambini?

Esattamente. Quanto successo mostra le problematiche che abbiamo già cercato di sollevare in questi anni. La parata di Sinterklass con Zwarte Piet nella sua solita versione è un modo per negare diritti alla comunità nera olandese: siamo sempre considerati come stranieri, trattati come ospiti. In molti non vogliono che questa parte della società possa dire la sua e prendere parola.

La dura contestazione subita dagli attivisti antirazzisti è seguita alla decisione del movimento di indire una mobilitazione diffusa, in più di quindici città in tutta l’Olanda.

Di certo quanto successo questo weekend ha mostrato la capacità di mobilitazione non solo dell’estrema destra ma anche degli attivisti antirazzisti. Da questo punto di vista, ci sono le promesse per un’escalation ulteriore. Tutto dipende da come i politici olandesi hanno intenzione di reagire: al di là delle posizioni di ciascuno su Zwarte Piet, vogliono dire o no che non è accettabile l’uso della violenza? Vogliono dire o no che il diritto di parola e mobilitazione va garantito a tutti? Il premier Rutte ha preferito tergiversare, mettendo sullo stesso piano le violente manifestazioni pro Zwarte Piet e quelle pacifiche degli antirazzisti. Altri politici invece, come Jesse Klever del GroenLinks, hanno condannato senza esitazioni; questo è un passo avanti che dovrebbe essere seguito anche dagli altri.

Quali sono gli altri risultati ottenuti dalla mobilitazione antirazzista di questi anni?

Innanzitutto, il movimento contro Zwarte Piet è riuscito a gettare luce sul razzismo latente nella società olandese. In alcuni città, in nome dell’eredità schiavista e coloniale che porta con sé, lo Zwarte Piet per come lo conosciamo è stato bandito e non compare più nelle cerimonie. E’ indubbio che un cambiamento sia in atto.

Già lo sguardo va al prossimo anno. Cosa vi aspettate?

Probabilmente dovremo ancora organizzare proteste pacifiche in varie città, anche se onestamente spereremmo di non doverlo fare. In questo senso siamo convinti che l’educazione sia veramente importante per diffondere consapevolezza tra le persone. E’ quello che cerchiamo di fare con Black Archives ad Amsterdam, facendo venire a galla la pesante eredità che il colonialismo radicata nella società olandese


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