“Nei Paesi Bassi devi capire qual è il limite.” Non esiste un riassunto migliore della cultura olandese di questa affermazione di Wim Kan, dice lo storico di origine turca nella sua rubrica su NRC. A differenza della convinzione di molti stranieri, non è vero che in Olanda si può dire tutto: è l’autolimitazione il punto centrale, la consapevolezza “di sapere se puoi dire qualcosa, quali parole puoi o non puoi usare e chi può usarle”.

Per chiarire il concetto, Özdil racconta un aneddoto che lo riguarda: appena 20enne, frequentava una ragazza olandese. Dopo qualche tempo, la famiglia volle conoscerlo. “La prima cosa che suo padre disse quando mi vide fu: “Ho un turco in soggiorno! Cosa dovremmo dire ai vicini adesso? Hahaha! “. La giornata e quelle successive, quando incontrò altri membri della famiglia proseguì con scherzi al suo indirizzo sulla religione, su stereotipi culturali che riguardano la Turchia (“Abbiamo messo apposta la tua sedia in direzione della Mecca. Hahaha! “, avrebbe detto la madre).

All’inizio la situazione era simpatica, dopo un po’ iniziava a diventare fastidiosa. Così, racconta ancora lo storico, decise di rispondere. “Prendi più zucchero per il tè, a voi turchi piace molto dolce, giusto?”, avrebbe detto la madre, Özdil allora disse: “Più zucchero? Ah bene, mi offri più zucchero. Interessante ma voi olandesi non eravate noti perchè tirchi”. L’atmosfera a quel punto sarebbe cambiata: non più cordialità ma gelo. “Battuta di pessimo gusto”, gli disse la ragazza e la famiglia mostrò il suo disappunto verso un ospite maleducato. 

L’aneddoto viene ricollegato alla vicenda di Johan Derksen e del programma Veronica Inside: il programma e le sue uscite razziste, sessiste ed omofobe sono stati lì per quasi 20 anni. E nessuno, a livello nazionale, ha mai battuto ciglio.

“Non fraintendetemi, preferisco difendere il neoliberismo piuttosto che la polizia della morale. Trovo che le battute razziste, inoltre, siano molto divertenti. Ma è un divertimento sempre a senso unico”. Secondo lo storico, infatti, in questo modo, come fa Derksen, non si tratta di battute ma di atti di vigliaccheria.

Özdil difende il controverso commentatore: “per diciassette anni, né il pubblico né gli inserzionisti hanno visto problemi nel suo tipico atteggiamento olandese. Anzi.” C’è voluta una rivolta mondiale perchè decidessero di intervenire e così Derksen è diventato il cattivo di turno. E ora tutti sparano addosso a lui, diventato un capro espiatorio: in due settimane, mezza Olanda si è risvegliata anti-razzista.

La questione dell’antirazzismo, secondo lo storico, è “tutta, troppo olandese:  senza un dibattito sostanziale,  senza compassione e senza coraggio”. Ciò significa, conclude l’editorialista di NRC, che se domani cambia vento sulla questione, allora cambieranno anche le posizioni.