Mark Rutte ha ammesso che il razzismo esiste nei Paesi Bassi ma ha rifiutato di accettare la definizione: “razzismo istituzionalizzato”, perchè è “gergo sociologico”. Preferisce parlare di razzismo “sistemico”. Perché in realtà? E da dove viene il termine “razzismo istituzionalizzato”, si chiede NPO Radio 1 a margine di un’intervista con Zihni Özdil storico e accademico olandese di origine turca, a proposito del suo libro Nederland mijn vaderland.

Per Özdil: “Razzismo istituzionalizzato è un termine scientifico che è stato a lungo utilizzato nel resto del mondo”, per indicare la differenza tra razzismo  individuale e quello che colpisce inconsciamente la cultura di un paese, con tutte le conseguenze del caso”.

La vicenda dei sussidi e delle ispezioni che hanno preso di mira cittadini di minoranze etniche è un esempio, secondo l’accademico:
L’affare di indennità ne è un esempio. “Laddove il governo olandese ha consapevolmente dato la caccia a persone con una seconda nazionalità e le ha erroneamente perseguito queste persone per frode, anche se -in realtà- si trattava di perseguirle preventivamente. Sulla base del sospetto, più che di prove”. E il sospetto era basato su stereotipi legati alla loro origine etnica.

Un altro esempio è stato trovato nello sport: secondo le ricerche dello studioso Jacco van Sterkenburg, dice Özdil, i giocatori di calcio nel giornalismo sportivo: i calciatori neri sono elogiati per la loro fisicità, quelli bianchi per l’intelligenza. Questo, secondo il ricercatore, è un riflesso di razzismo.

Il termine “razzismo istituzionalizzato” è stato coniato dagli attivisti neri Stokely Carmichael e Charles Hamilton nel libro Black Power, pubblicato nel 1967. Successivamente quel termine fu ulteriormente sviluppato da scienziati e scrittori. Negli Stati Uniti, il termine è oggi ampiamente accettato: politici e scienziati lo usano per indicare questa forma di razzismo.

Nei Paesi Bassi, il termine razzismo istituzionalizzato è stato introdotto da Philomena Essed nel 1984 ma con scarso successo, all’inizio: secondo lo storico turco, venne considerata una “pazza” ma a distanza di oltre 35 anni, i fatti le hanno dato ragione. Stessa sorte è toccata a Gloria Wekker, autrice di “White Privilege”.

Secondo Özdil, l’obiezione a Rutte è la stessa mossa ai Paesi Bassi: quando qualcuno dice “discutiamo di questo”, la risposta non è entrare nell’argomento stesso ma liquidarlo con: “non dovresti usare quel termine! E la discussione si chiude lì”. E insiste: “L’argomento del nostro primo ministro è: il razzismo istituzionalizzato è un gergo sociologico, quindi quel termine non va usato. Penso che questa linea di ragionamento mostri che abbiamo una cultura del dibattito regressiva nei Paesi Bassi. E regressivo è una bella parola per dire arretrata “.