The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

“Ze noemen me Baboe”, la storia di una bambinaia nell’Indonesia dominata dagli olandesi

CoverPic| Source: Tropenmuseum, Collectie Stichting Nationaal Museum van Wereldculturen | License: CC 3.0

Ze noemen me Baboe (Mi chiamano Baboe) è un film che parla di Alima e di tutte le “donne dimenticate” che hanno lavorato per le famiglie olandesi in Indonesia.

Baboe vuol dire sia signorina che madre e indica quella figura che si occupava dei bambini 24 ore su 24. Le bambinaie sono state un pilastro della vita familiare nelle ex Indie Orientali, ma non sono mai appartenute davvero a quelle famiglie per cui lavoravano.

Alima trova nella professione di bambinaia l’unica opzione dopo la fuga dal suo villaggio. È scappata per sfuggire a un matrimonio combinato dirigendosi verso la città. Nel corso di un decennio turbolento, la donna vede il dominio olandese, l’occupazione giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, il ritorno degli olandesi e la lotta per l’indipendenza indonesiana, che avviene nel 1949.

Alima è un personaggio inventato. La regista olandese Sandra Beerends, la cui madre è nata in Indonesia, ne racconta la storia con filmati d’archivio, suoni, musica e una voce narrante. La protagonista parla con la madre defunta e le racconta i suoi desideri e le sue paure. Ha una visione ampia e poetica del mondo. In una delle sue esternazioni, afferma che i membri della famiglia olandese si comportano “come se il mondo appartenesse a loro“.

Beerends è riuscita a realizzare il film anche grazie ai filmati girati in casa dalle famiglie olandesi che vivevano in Indonesia. La regista ha utilizzato scene tratte da altri film olandesi, documentari antropologici e video di propaganda olandese, indonesiana e giapponese.

Mi chiamano Baboe non è solo un documentario sulla storia olandese in Indonesia. Il film, infatti, mostra sia la lotta di un popolo per l’indipendenza sia la lotta personale di una donna contro le imposizioni della società.

Il film è uscito nel 2019 ed è stato selezionato da vari festival, tra cui l’Internationaal Documentaire Festival Amsterdam (IDFA), il DOK.fest di Monaco e il Sydney Film Festival.