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CULTURE

Yayoi Kusama, l’arte come ossessione

Nel documentario Kusama - Infinity viene fuori questo lato giocoso quasi infantile a cui si alterna un dolore maturo e profondo



di Natalina Rossi

90 anni, caschetto rosso fluorescente, e occhi sbarrati verso il mondo.  Yayoi Kusama è piccola di corpo, e gigante di immaginazione. Le sue ossessioni creative sono note in tutto il mondo – pois e zucche, simboli ripetuti infinitamente – raccontano la visione artistica di Yayoi e le sue nevrosi. 

Un’arte piena e colorata, in cui l’energia e gli spazi si fondono in una dimensione onirica e mistica. 

Eppure, dentro questa visione artistica, si annida una vita complicata e dolorosa, segnata dalla malattia mentale, un suicidio tentato e l’infelicità familiare. 

Un percorso intimo e personale raccontato dal regista Heather Lenz nel documentario Kusama – Infinity, in programmazione al Lab 111 di Amsterdam fino all’8 maggio 2019. 

Una proiezione cinematografica che accompagna l’esposizione delle opere “Notte di stelle” e “Zucca” di Yayoi Kusama al Moco Museum di Amsterdam fino al 20 settembre 2019.

Su una parete del Moco Museum si legge “Adoro le zucche per la loro forma umoristica, la sensazione di calore e una forma e qualità umana. Il mio desiderio di creare opere di zucche continua. Ho l’entusiasmo come se fossi ancora una bambina”.

Nel documentario Kusama – Infinity viene fuori questo lato giocoso quasi infantile a cui si alterna un dolore maturo e profondo, che immobilizza il corpo e la mente. 

Yayoi Kusama si racconta dentro lo schermo. Appare piccola, e piena di una libertà vergine e incontaminata. 

La sua ossessione, fin dall’infanzia, era l’arte. La sua determinazione decisa la porta a New York, per poter esprimere liberamente la sua concezione artistica e umana. Le sue posizioni audaci contro la guerra, la parità sociale e sessuale degli omossessuali, la libertà dei corpi nell’esprimere la propria nudità e quindi la loro condizione naturale, la portano ad essere ripudiata dalla famiglia e ad essere considerata un personaggio scabroso di cui vergognarsi. 

Sono anni difficili per una donna asiatica libera, dentro il contesto americano. Sono anni di solitudine e dolori, e la solita determinazione artistica. Un’audacia che la porterà, con sacrificio e precarietà emotiva, a diventare una delle personalità più influenti del mondo dell’arte contemporanea. 

Kusama – Infinity è un’opera d’arte nell’opera. Perché il mondo onirico che Yayoi Kusama continua a creare con la sua arte non può prescindere dalla sua personalità e i suoi tormenti personali. 

È un racconto straripante e toccante, in cui l’arte prende una forma propria e inizia a vivere – dentro pareti colorate e pois giganti, dentro specchi come labirinti e colori sgargianti. 

In quegli occhi spaventati, e pure mai arrendevoli che hanno creato un mondo alternativo in cui rifugiarsi dalla malattia. Un mondo in cui l’artista giapponese vuole vivere per sempre, insieme alla sua energia positiva e creativa. Perché, senza la propria immaginazione, che in questo caso diventa un’urgenza, la nostra vita perde valore. Il corpo è pronto a cadere giù da una finestra newyorkese. 

Quando l’arte inizia a vivere, quel corpo ricomincia a pulsare. E, ridendo, saluta quella finestra newyorkese – per sempre. Dentro un abito a pois. 



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