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WWII, la tragica storia (dimenticata) dei 101 uzbeki internati in Olanda

di Alessandro Pirovano

 

Una storia che in molti vorrebbero rimuovere dalla memoria, quella riportata alla luce ad Amersfoort, cittadina olandese a pochi km da Utrecht: tra il 1941 e il 1945 gli occupanti tedeschi avevano messo in funzione uno dei due campi di concentramento in terra olandese dove furono internate più di 30000 persone: non solo ebrei e oppositori politici in attesa di essere deportati in Germania, ma anche un piccolo nucleo, 101, di prigionieri sovietici dell’Asia Centrale rimasti tutti senza nome.

Trasferiti nei Paesi Bassi dopo l’inizio delle ostilità con l’URSS, i loro tratti asiatici li rendevano untermenschen, uomini inferiori. Secondo le ricerche e le testimonianze raccolte dal giornalista Remco Reiding e riportate dalla BBC, il gruppo di prigionieri kazaki, kirghisi ma soprattutto uzbeki fu sottoposto a una serie di trattamenti degradanti con pestaggi, avvio ai lavori forzati e isolamento dagli altri prigionieri. La loro razione quotidiana di cibo era la metà di quella degli altri reclusi e ogni aiuto nei loro confronti era severamente punito.

L’arrivo dell’inverno tra 1941 e 1942 provocò un peggioramento ulteriore delle condizioni del campo e quasi un quarto dei prigionieri dell’Asia Centrale non riuscì a sopravvivere. I restanti 77 vennero uccisi nell’aprile 1942 nei boschi che ancora oggi circondano il campo di Amersfoort. Quel giorno furono seppelliti i loro corpi e delle loro identità non è rimasta traccia nell’archivio del campo, bruciato dai tedeschi prima dell’arrivo degli Alleati, né di altri documenti ad eccezione di una foto di due prigionieri dai tratti caucasici e di alcune bozze dei loro volti disegnati dalla matita di un recluso olandese.

Con la fine della seconda guerra mondiale, la cortina di ferro calò tra Est e Ovest e i 101 prigionieri sovietici dell’Asia Centrale rimasero senza voce e senza volto. A ricordarli solo una dedica in alfabeto cirillico al “soldato sovietico sconosciuto” sulla lapide del cimitero dove, condannati all’oblio, riposano.

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