The Netherlands, an outsider's view.

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CULTURE

World Press Photo, il bambino e la guerra nello scatto di Marco Gualazzini

di Federica Veccari

 

Tra gli italiani in concorso per l’edizione 2019 del World Press Photo, abbiamo incontrato Marco Gualazzini, vincitore del primo premio per la categoria ”Environment’. Nato a Parma nel 1976, ha iniziato la sua carriera di fotografo nel 2004, con il quotidiano locale della sua città natale, La Gazzetta di Parma. Negli ultimi anni si è occupato a lungo dell’Africa.

Ti aspettavi questa nomination?

Assolutamente no, ma è per me grande motivo di orgoglio, dato che il World Press Photo è sicuramente uno dei premi più ambiti. Questo riconoscimento fa parte di un percorso che ho scelto di intraprendere, quello relativo alle crisi umanitarie in Africa. Collocandosi proprio all’interno di questo percorso, gli dà un senso maggiore e lo consolida.

Come è nato lo scatto che ha vinto al World Press Photo?

Mi trovavo in Ciad con Daniele Bellocchio, mio collaboratore, da circa tre settimane. La crisi che questo Paese sta attraversando è molto complessa. Il cambiamento climatico ha provocato la desertificazione del lago omonimo, che dunque risulta difficile da catturare fotograficamente. Si tratta del settimo lago più esteso al mondo ma essendo diventato solo una distesa arida non si percepisce la sua vita passata.

Come distesa d’acqua sarebbe stata sterminata a vista ma il suo prosciugamento ha avuto un forte impatto non solo sull’ambiente, ma anche sulla popolazione. I trafficanti arrivano nei pressi del lago, dove trovano profughi a cui promettono di poter arrivare in Europa.

Queste persone diventano, così, una facile preda dei trafficanti. Al momento della foto, ho visto dei bambini che giocavano per le strade vuote dopo un mercato; avevo già assistito ad una scena simile in Nigeria. All’inizio giocavano con una pallina improvvisata ed erano un po’ indispettiti dalla mia presenza. Così, ho aspettato che ci si abituassero a me e, quando hanno ripreso a giocare, ho scattato la foto che ho initolato ”Almajiri Boy”. Si tratta di un bambino che passa davanti ad un murales che raffigura uno scenario di guerra.

Per questi minori la quotidianeità è rappresentata dai militari e dalla guerra. Loro disegnano ciò che credono sia la realtà.

La mostra sarà visibile ad Amsterdam a De Nieuwe Kerk fino al 7 luglio.


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