di Martina Fabiani

 

La World Press Photo, attiva dal 1955, è un’organizzazione no profit con sede ad Amsterdam che organizza il più importante contest di foto giornalismo al mondo.

Tutto iniziò quando un gruppo di fotografi olandesi organizzarono un evento per esporre i loro lavori ai colleghi internazionali. Quel concorso annuale è poi cresciuto sempre più fino a diventare il più grande premio mondiale di fotogiornalismo e multimedia storytelling; alcune delle immagini presentate sono oggi vere e proprie icone.

Ogni anno viene premiata la World Press Photo of the Year e i vincitori di diverse categorie – tra le quali Contemporary Issues, Daily Life, General news, Nature, People, Sports, Spot news, Arts and Entertainment. L’idea alla base è quella di sostenere la fotografia professionale con immagini che raccontino il mondo: storie di vita, di società e guerra, ma anche sguardi su arte, sport e natura.

“Oggigiorno mentre il mondo, la stampa e anche la fotografia stanno attraversando una fase di forti cambiamenti, noi lottiamo per aiutare il visual journalism e il suo pubblico a capire queste trasformazioni e reagire in modo da salvaguardare le libertà”, si legge sul sito ufficiale.

 

World Press Photo 2017: il vincitore, gli italiani

Quest’anno premiata la fotografia del terrore del fotografo turco Burhan Ozbilibi, membro della Associated Press. Lo scatto si intitola “Un assassinio in Turchia” e ritrae l’omicida turco Mevlüt Mert Altıntaş l’istante dopo aver assassinato l’ambasciatore russo in Turchia Andrey Karlov ad una mostra d’arte ad Ankara. L’assassino è stato successivamente identificato come un poliziotto turco.

Il fotografo si trovava lì per caso e ha scelto di catturare quegli attimi di terrore, invece che scappare.

Sul podio anche quattro italiani, iniziando dal fotoreporter Alessio Romenzi, terzo premio per la categoria Notizie Generali con lo scatto crudo “Non prendiamo prigionieri”, effettuato in Libia.

Francesco Comello, terzo premio per la categoria Vita Quotidiana con la foto “L’isola della salvezza” racconta di una comunità di aiuto fondata a nord di Mosca. Singolare e ironica l’istantanea di Giovanni Capriotti – parte del progetto “Boys will be boys” – che ritrae la prima squadra di rugby gay di Toronto e con la quale si è aggiudicato il primo premio per “Sports”.

Ultimo, ma non per importanza Antonio Gibotta che si è recato in Spagna, precisamente ad Ibi, per documentare la battaglia degli infarinati, portando a casa il secondo premio nella categoria Reportage di persone.

La giuria, presieduta dal fotografo Stuart Franklin, ha decretato i vincitori operando una selezione tra più di 80.000 scatti e oltre 5.000 fotografi provenienti da 125 paesi.

Dopo la consueta cerimonia di premiazione, una mostra itinerante con le foto vincitrici viene organizzata in oltre 40 paesi. La prima tappa è ovviamente la terra natia Amsterdam, dove si terrà dal 15 Aprile al 9 Luglio presso Nieuwe Kerk. Viene inoltre pubblicato un annuario in sei lingue diverse con tutte gli scatti premiati.