di Martina Fabiani

photocredit: Martina Fabiani

Intensità, colori, passione: cosi il corteo di Amsterdam ha vissuto la Women’s March di ieri, 11 marzo. Con le elezioni alle porte e l’8marzo, passato da qualche giorno, l’Olanda ha scelto la data di ieri come ponte tra i due eventi per ricordare quanta strada devono percorrere i diritti delle donne.

Una manifestazione dal chiaro taglio femminista, ma che si è fatta portavoce dei diritti di tutti: per i richiedenti asilo, per le donne vittime di violenze, per quelle che crescono figli senza partner, per la libertà di fare ciò che si vuole del proprio corpo e di amare chi si vuole, per il rispetto di tutte le minoranze e per quello dell’ambiente.

È stata una marcia colorata, cantata, danzata, estremamente partecipata. Migliaia le persone presenti che alle 13 a Dam Square, punto di partenza, assediavano – donne, uomini e bambini di ogni età, sesso e colore- la piazza più nota della città.

“Vogliamo che i diritti siano uguali per tutti e crediamo in una comunità nella quale ci sia rispetto reciproco”, affermano due uomini giunti da un villaggio nel centro dell’Olanda proprio per questa occasione. C’erano esponenti di alcuni partiti come il Piratenpartij o i Groenlinks, gruppi femministi e sostenitori LGBT, ma anche alcune portavoce della fondazione Single Supermom che, dal 2008, si occupa di fornire assistenza e supporto alle madri single.

Simbolo della marcia sono stati gli ombrelli color arancione, distribuiti gratuitamente da alcuni volontari e gli ormai celebri Pussyhat, cappelli di lana con le orecchie da gatto, soprattutto nei colori rosa e arancio. Cartelloni e striscioni carichi di sarcasmo ed ironia, hanno contribuito a colorare Amsterdam.

Sul palco di Dam Square, tra gli applausi e gli entusiasmi, si sono avvicendati gli interventi dell’attivista Marjan Sax, della giornalista Clarice Gargard, del fotografo Ahmet Polat e dell’attivista trans queen Vreer. Il corteo ha sfilato lungo le via della città, per poi concludersi a Museumplein. Durante il percorso qualcuno intonava “Soy fuerte, mujer”, qualcun altro dava il via a cori, altri ancora salutavano allegramente le persone affacciate alle finestre delle case.

La manifestazione si è chiusa nel grande spazio verde di fronte al museo di Van Gogh con gli ultimi interventi, gli ennesimi applausi e i volti luminosi e soddisfatti di una immensa platea.