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CULTURE

Witte de With Center di Rotterdam, le mostre da vedere nel primo semestre 2019

Cover pic: Lawrence Abu Hamdan, Earwitness Inventory (2018). Commissioned and produced by Chisenhale Gallery, London in partnership with: Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam; Contemporary Art Museum St. Louis; and Institute of Modern Art, Brisbane. Courtesy of the artist. Photo: Andy Keate.

Il 27 Gennaio scorso, il Centro di Arte Contemporanea Witte de With di Rotterdam ha inaugurato il programma per il primo semestre dell’anno. Qualche suggerimento:

 

An exhibition with an audio script by Sarah Demeuse and Wendy Tronrud, as well as a soundtrack by Mario García Torres in collaboration with Sol Oosel

Fin dagli anni ’60, l’abbandono degli studi è associato con la controcultura, oltre che con profondi meccanismi di esclusione sociale. Questa mostra si concentra sul fenomeno dell’abbandono degli studi, e sulla relazione di questo con le istituzioni, la comunità ed aspetti dell’etica e dell’estetica. La mostra include uno script audio di Sarah Demeuse e Wendy Tronrud, e una colonna sonora di Mario Garcìa Torres e Sol Oosel.

 

Firelei Báez, works 

Firelei Báez, dominicana, vive e lavora a New York. In questa mostra, l’artista presenta il suo lavoro sulla Rivoluzione Haitiana (1791-1804). Il lavoro di Báez è all’intersezione tra antropologia, fantascienza, soggettività “black female” e lavoro femminile. Le sue opere criticano gli stereotipi etnici culturalmente predeterminati.

 

Lawrence Abu Hamdan presenta il lavoro realizzato nella prigione di regime siriana di Saydnaya. L’opera di Hamdan è una testimonianza uditiva, una mappa acustica dei suoni di una prigione. Hamdan raccoglie testimonianze non ufficiali, impresentabili in un tribunale, dell’esperienza disumana della prigione: ad esempio l’esperienza dell’oscurità, della fame e del silenzio.

Rappresentazioni Arabe contemporanee fa parte della mostra Untitled, situata al piano terra del museo. Questo progetto fu realizzato nel 2002-2003 da Catherine David, all’epoca direttore del Witte de With. La mostra include varie “rappresentazioni degli autori,” ed è organizzata in tre capitoli: Beirut, Cairo ed Iraq. Il progetto era all’avanguardia sotto molti punti di vista. Ad esempio, offriva prospettive culturali con un’ottica locale, invece di visioni falsamente unificate di una regione.


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