di Alessandro Pirovano
Il Corano come il Mein Kampf. Le moschee come santuari nazisti. Geert Wilders, il leader della estrema destra olandese, non ha esitato a riproporre il suo repertorio islamofobo in una intervista rilasciata alla radio pubblica WNL. Solitamente refrattario a incontrare i media nazionali, il fondatore del Partij Voor De Vrijheid (PVV) ha deciso di parlare domenica per più di quaranta minuti ai suoi microfoni, ribadendo i punti chiave del suo (stringato) programma politico.
In cima alle sue priorità è l’impegno a “deislamizzare” i Paesi Bassi, mettendo fuorilegge le moschee e il Corano sul territorio nazionale e schierandosi in favore della chiusura dei confini. Wilders si è soffermato a lungo sulle modalità pratiche per mettere in atto il suo piano che dovrebbe prevedere non tanto la confisca del libro sacro o la chiusura de iure dei luoghi religiosi quanto, rispettivamente, il divieto di vendita al pubblico del Corano e il mancato rinnovo o rilascio delle licenze per le moschee.
L’ambivalenza del leader PVV, deciso a mantenere le stesse proposte ma a addolcire le modalità con cui attuarle, è una scelta intenzionale per cercare di rompere l’isolamento del partito che, senza alleati, non avrebbe alcuna chance di governare. Messo di fronte a questo rischio, nel corso dell’intervista Wilders ha prefigurato una mobilitazione pacifica degli elettori per scongiurare tale possibilità.
Immediata è arrivata la risposta sarcastica di Mark Rutte, leader del liberale VVD al governo, che su Twitter ha ribadito l’ostracismo del suo e degli altri partiti nei confronti di Wilders. La presa di posizione di Rutte, che conferma quanto già precedentemente dichiarato, ha già provocato un riposizionamento nelle intenzioni di voto degli olandesi. Secondo l’ultimo sondaggio dell’osservatorio De stemming, infatti, rispetto a due settimane fa, il sostegno nei confronti del PVV è in calo con la riduzione da 31 a 25 i seggi che il partito conquisterebbe alla Tweede Kamer.







