The Netherlands, an outsider's view.

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ART

Walid Raad: la Beirut sfigurata dalla guerra, medicata dall’arte

Tra le opere compaiono anche tre delle sculture riassemblate con la fine della guerra



In collaborazione con il Moderna Museet di Stoccolma, il Museo Stedelijk presenta la prima mostra dell’artista libanese-americano Walid Raad (nata nel 1967) nei Paesi Bassi. In un’esposizione aperta al pubblico fino a maggio 2020, Raad ha lavorato ad un’ampia varietà di strumenti visivi, integrandoli con performance e saggi. La mostra, visitabile fino a maggio 2020, presenta foto, disegni, video e sculture, tra cui nuove opere esposte per la prima volta.

L’artista sposa il tema delle guerre libanesi, intrecciandolo con il fiorente sviluppo dell’arte orientale. Arte e politica si fondono nella prospettiva critica di Raad, che non rinuncia ad analisi approfondite degli aspetti storici, economici ed estetici della guerra.

Nelle sale d’esposizione l’autore presenta elementi di tre dei suoi progetti principali presentati in una nuova veste.

IL GRUPPO ATLAS (1989-2004)

“The Atlas Group” (1989-2004) si compone delle storie e dei documenti relativi alle guerre libanesi degli ultimi decenni.

Combinando narrativa letteraria e fotografia concettuale, Raad immagina personaggi ed eventi che potrebbero essere esistiti in tempo di guerra. L’artista diventa archivista, una sorta di scopritore di documenti immaginari volti a svelare alcuni dei lati più oscuri della guerra. E, nella sua concezione, proprio questi potranno diventare il fondamento di una nuova storia.

In “Sweet talk commission Beirut“(1987-in corso) il soggetto cambia e si arricchisce di vari servizi fotografici. A partire dalla fine degli anni ’80, Raad si impegna per documentare i cambiamenti del panorama urbano di Beirut. Le sue strade, i suoi edifici e i suoi negozi diventano i principali soggetti. Anche i quartieri in cui aveva vissuto vengono fotografati, ritraendo una realtà ai margini dei campi di battaglia urbani.

Un progetto che continua anche nel dopoguerra, rivelando tutte le trasformazioni del nuovo centro cittadino.

“Nel 1987, ho deciso di fotografare Beirut e ho intitolato il risultato “Sweet Talking”, con riferimento ai dolci discorsi degli abitanti di questa città. Ho cercato di cogliere gli straordinari modi di vivere, in una una città che era sotto la costante minaccia di assalto militare. Ho parlato della distruzione urbana e del rinnovamento “.

Il terzo progetto, invece, si chiama “Scratching on things I could disavow” (2007-in corso). Questa volta l’obiettivo di Raad è quello di raccontare la violenza e i modi in cui questa riesca ad influenzare l’arte e le tradizioni in modi diversi. Le nuove infrastrutture del mondo arabo, come il Louvre di Abu Dhabi, attirano l’attenzione dell’artista, in quanto proprio in esse si può cogliere la lotta per il potere. Non solo. Queste opere di modernizzazione offrono a Raad anche l’opportunità di riflettere sul senso del cambiamento e dell’adattamento. L’autore si chiede come i capolavori arabi resistano nel panorama contemporaneo, se siano costretti ad adattarsi o se si eclissano totalmente nel nuovo panorama.

Tra le opere compaiono anche le tre sculture intitolate I feel a great desire to meet the masses once again _ VI, XVII, XXXIII.

Come scrive Raad, “Nel 1975, all’inizio delle guerre, la maggior parte dei monumenti pubblici di Beirut furono smantellati e riposti in casse, poi collocate in vari siti di stoccaggio sicuri. Trent’anni dopo, le casse sono state raccolte e aperte nella speranza di ricomporre i monumenti. Tuttavia, la mancanza di un protocollo di ripartizione e riassemblaggio ha portato alla strana composizione di nuove opere pubbliche. Tre di queste sono esposte qui”.






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