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UNDERGROUND

Vondelbunker, il motore culturale (undergound) di Vondelpark

Negli anni d'oro ha ospitato Pink Floyd e Frank Zappa e oggi, lo spazio socio-culturale, continua a promuovere cultura indipendente



di Cecilia Terenzoni

 

Se a vista cercaste il Vondelbunker, state tranquilli: non lo trovereste. Come lo Spinhuis, ecco un altro motore culturale sotterraneo; underground per necessità e per vocazione. Per necessità perchè di spazi culturali liberi, in centro, ce ne sono ben pochi e per vocazione, perchè lontani dallo sguardo commerciale della folla si produce meglio cultura.

Un rifugio anti bombardamento risalente alle Seconda Guerra Mondiale, ma che già dagli anni ’60 divenne una club conosciuto come Linea 3 – dal nome tram che attraversava il quartiere – e in seguito conosciuto come Studio 7. Era un luogo noto tra musicisti e artisti.

All’epoca, Vondelpark era la mecca hippie di Amsterdam: migliaia di persone erano accampate nel parco, a divertirsi e sperimentare droghe. Studio 7 è stato il centro nevralgico di quegli anni: hanno suonato nel locale nomi importanti, simbolo di quel periodo, tra cui i Pink Floyd. Ma, nel 1971, Vondelpark è stato “ripulito”, e pochi anni dopo anche il club è stato chiuso.

Durante la guerra fredda (1946-1991) c’erano circa 40 rifugi anti atomici ad Amsterdam, molti dei quali sotto i ponti come Vondelbunker; lo spazio era stato progettato per ospitare fino a 2600 persone.

Oggi, questo luogo sotterraneo unico, è gestito da un gruppo di volontari, legati al collettivo Schijnheilig: credono in un libero spazio culturale e attivista dove tutto può accadere e chiunque può entrare. Ecco perché gli eventi a Vondelbunker sono sempre a libera entrata. Sotto il ponte, vengono organizzati settimanalmente concerti, DJ set, mostre, cineforum, esposizioni d’arte, dibattiti e raccolte fondi.

Un luogo che privilegia gli artisti emergenti, piuttosto che i nomi affermati, di nicchia, sconosciuto ai più ma pensato per tutti.

Il nucleo di volontari è un insieme di persone di diversa nazionalità e provenienza. Una di loro, Sandra Maat, spiega ciò che rende questo luogo così particolare. “Utilizziamo la politica della porta inclusiva: chiunque può entrare e non chiediamo – se non donazioni libere – un ingresso da pagare. L’atmosfera è sempre rilassata e visitatori e volontari ci sostengono e apprezzano”.

Per rimanere indipendenti e per poter continuare a programmare il loro denso calendario di eventi, il mese scorso è stata fatta una campagna di crowdfunding che, dopo solo dieci giorni, ha permesso al bunker di raccogliere più della metà dell’importo da raggiungere.

Un grande risultato per il centro culturale autonomo:”Vondel Bunker ha il supporto necessario!” hanno scritto sul sito. Il tempio dell’improvvisazione, almeno per altri 5 anni, potrà rimanere totalmente indipendente nelle sue iniziative.



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