di Massimiliano Sfregola

 

“Atto di pirateria? Non scherziamo. Gli Stati non compiono atti di pirateria. Al massimo è un dirottamento”, è categorica Seline Trevisanut, docente italiana di diritto internazionale in Olanda, commentando il caso del volo Ryanair con a bordo il dissidente bielorusso Roman Potrasevich, costretto la settimana scorsa dalle autorità di Minsk per un presunto allarme bomba.

L’UE tuona contro la Bielorussia ma a distanza di una settimana non è chiaro quale sarà l’esito politico della vicenda. Sul piano del diritto internazionale, tuttavia, la situazione è diversa. Come si configura la crisi? Dovendo fare un’analogia con il diritto del mare, alcune garanzie mancano nell’omologa disciplina internazionale della navigazione aerea: “la Bielorussia ha probabilmente commesso un abuso di diritto ma il volo è atterrato senza coercizione, obbedendo agli ordini dello Stato che esercitava sovranità sul tratto sorvolato in quel momento. A quanto se ne sa, quindi la disputa è su un piano diverso rispetto a quella in corso nel dibattito pubblico”, dice la Trevisanut, che insegna e fa ricerca presso l’università di Utrecht.

Sui media di mezzo mondo, la discussione ricordava a tratti quella giuridica sui salvataggi in mare ma la disciplina dello spazio a 10mila metri sopra il naso è materia ben diversa: “La questione può essere ben gestita dall’ICAO, (International Civil Aviation Organization) un’organizzazione ad hoc che manca nel diritto del mare. Se in quella sede non sarà possibile capire cosa è accaduto nella vicenda in questione, allora sarà possibile convocare un arbitrato oppure accedere alla giurisdizione della ICJ, la Corte internazionale di Giustizia”, dice la docente.

Chi ha giurisdizione? Il diritto della navigazione aerea è più complesso di quello del mare: in questo caso, infatti, hanno interessi tanto lo Stato da cui partiva il velivolo (la Grecia), quello di bandiera del volo (in questo caso la Polonia) e quello di arrivo (la Lituania). In teoria, e ciò potrebbe deporre a favore di Minsk, lo Stato il cui spazio aereo viene sorvolato, può esercitare più diritti di quanti la normativa internazionale ne preveda per gli Stati costieri nel caso delle imbarcazioni: “In base alla Convenzione di Chicago, pur essendo previsto il sorvolo non esiste un vero e proprio solido diritto di attraversamento inoffensivo come invece è previsto in mare”, dice la docente italiana, “ciò significa che lo Stato sorvolato, qualora ravvedesse un pericolo per la sicurezza, ha obbligo di intervenire. Rimane da vedere quanto fondato fosse questo pericolo”.

Minsk, poi, ha certamente compiuto un abuso di diritto per ciò che riguarda i passeggeri a bordo:La bandiera nazionale tutela gli aerei meno di quanto in caso analogo, tuteli le imbarcazioni”, dice ancora la Trevisanut, “Ma d’altro canto, la zona prima del controllo passaporti è ancora area internazionale e tecnicamente, pur essendo territorio del paese di arrivo del volo, la giurisdizione non è ancora “piena””.

Le autorità bielorusse, insomma, potevano legittimamente preoccuparsi solo dell’ipotetico allarme bomba. E dovevano, invece, lasciar stare i passeggeri.