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Parool: siti web asiatici si fingono europei per evitare i dazi. 5% della tecnologia venduta a prezzi stracciati al mercato “grigio”

Un'inchiesta del quotidiano Volkskrant racconta che alcuni webstore, con tanto di indirizzo e sede legale nei Paesi Bassi, non opererebbero affatto dall'Olanda o dall'UE



Un trucco per aggirare i dazi doganali sfruttando società di comodo per far arrivare, a prezzi stracciati, costosa tecnologia asiatica in Europa. Un’inchiesta del quotidiano Parool racconta che alcuni webstore, con tanto di indirizzo e sede legale nei Paesi Bassi, non opererebbero affatto dall’Olanda o dall’UE.

Ma i prezzi che offrono per fotocamere e smartphone dell’ultima generazione sono talmente bassi da aver insospettito la concorrenza locale. Acquistare elettronica online in Cina è comune ma dazi doganali e IVA fanno lievitare il prezzo finale. E in ogni caso, la popolarità riguarda accessori ed altri oggetti non costosi. D’altronde, si chiede Parool, chi mai metterebbbe migliaia di euro in mano ad un’oscura società dall’altra parte del globo, senza reali garanzie?

Per aggirare questo “inconveniente” alcune compagnie cinesi avrebbero sfruttato il macchino sistema fiscale europeo aprendo delle società di comodo soprattutto in Olanda e nelle dependencies europee del Regno Unito (isola di Jersey e Gibiliterra).

Rhinocamera, ad esempio, è un web shop olandese con sede ad  Hengelo, città nota per la presenza di società di comodo. Il quotidiano ha cercato di risalire all’identità di chi manda avanti il portale ma senza successo: il sito, infatti, sarebbe gestito da una società americana specializzata in portali commerciali “anonimi”.

Secondo Parool, Rhinocamera, in Europa, esisterebbe solo nelle forme di “cassetta postale” senza quindi una struttura societaria reale. Il giornale sospetta che le importazioni avvengano aggirando il regime fiscale comunitario e i prodotti che riescono a passare la dogana “tax free” , una volta giunti in Europa, verrebbero venduti a somme ben al di sotto di quelle di mercato.

I beni sarebbero importati attraverso le dependencies britanniche dove vige un regime di IVA molto più basso del resto del Continente oppure inesistente.

Di fatto questo meccanismo è possibile perchè ai produttori non interessa la destinazione delle merci: che finiscano nel magazzino di un importatore asiatico con sede di comodo in Europa oppure nel magazzino di un importatore europeo a loro poco importa.

Secondo il quotidiano, prodotti elettronici venduti nel mercato “grigio” sarebbero il 5% del fatturato.

 



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