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Secondo documenti ufficiali dell’IND, l’ufficio immigrazione olandese, ottenuti dal Volkskrant, nel 2015 il governo avrebbe deciso di estendere da sei a nove mesi il termine ultimo per decidere sui ricongiungimenti delle famiglie dei richiedenti asilo. La lunga attesa, secondo il giornale, diventerebbe cosi un deterrente per coloro che scegliessero di inoltrare la richiesta nei Paesi Bassi anche se l’amministrazione avrebbe giustificato la decisione sulla base del carico di lavoro arretrato che pende presso i suoi uffici.

Sulla carta, dice ancora il Volkskrant, il procedimento olandese per i ricongiungimenti è rapido e per questa ragione il paese è diventato una destinazione popolare tra i rifugiati che vogliono evitare alle famiglie le pericolose traversate del Mediterraneo.

Ora, invece, i tempi di attesa – tra la richiesta d’asilo individuale e quella di ricongiungimento – possono arrivare anche a 2 anni. Un tempo infinito che aumenta la frustrazione dei migranti e la preoccupazione per la sorte dei cari ancora a rischio nelle zone di guerra.

I dossier sul tavolo dell’IND sarebbero ben 28mila ma la spiegazione ufficiale del lungo “backlog”, sarebbe l’intensificarsi dei flussi nel 2015. In realtà, il ministero della giustizia aveva già ventilato da tempo l’ipotesi di “ritardare” le procedure come misura per scoraggiare i profughi tuttavia, in una nota a margine, si ammetteva il rischio che tale provvedimento potesse scatenare il mal contento di una parte della politica e dell’opinione pubblica. Alla fine, però, la decisione di prolungare i tempi fino al limite consentito è stata adottata.

Nonostante l’IND abbia smentito al giornale la spiegazione politica alla base della decisione di estendere i termini, Marlou Schrover, docente di storia delle migrazioni presso l’università di Leiden, considera l’eventualità in linea con l’orientamento di questo governo in materia d’asilo.