I rifugiati in possesso dello status, ancora in un centro per richiedenti asilo mentre sono in attesa di una casa, spesso non lavorano perchè gli impieghi pagano poco, dice il quotidiano Volkskrant.

Per legge, i profughi sarebbero tenuti a pagare un contributo al COA, l’amministrazione che gestisce i centri ma le paghe generate dai lavori che i richiedenti asilo, con scarsa o nulla conoscenza dell’olandese, riescono a trovare sono spesso insufficienti a sostentare la famiglia -dice ancora il giornale- e, come accade con i beneficiari del sussidio di disoccupazione, le pessime condizioni proposte finiscono spesso per essere un disincentivo al lavoro.

Nel 2015, il COA avrebbe raccolto 109 mila euro in contributi privati ​​dai richiedenti asilo, pagati con il proprio reddito oppure dal patrimonio. Per anni, gli ospiti dei centri sono stati decine di migliaia, quindi in molti non hanno pagato la loro quota e la ragione principale è che i lavori disponibili non pagano abbastanza.

Soprattutto le persone che vivono in un centro per i richiedenti asilo e le loro famiglie, hanno relativamente poco. Essi devono contribuire ai costi di assistenza per tutti i membri della famiglia, una volta che guadagnano qualcosa. Il Volkskrant prende l’esempio di Mohammad, un rifugiati di cui il quotidiano ha seguito le vicende, che lavorando nei campi fulltime; al netto delle spese di sussitenza e dei contributi, il rifugiato lavorava per poche decine di euro al mese. Un consulente dell’amministrazione stessa, dice il Volkskrant, gli avrebbe suggerito di lasciare l’impiego.

Ma il COA non condivide l’opinione: “Non so quello che il mio collega ha detto ma  non è solo l’aspetto finanziario ad essere importante, ma anche l’acquisizione di esperienza di lavoro. Lavorando, è più facile diventare parte della società “. Anche il COA fa l’esempio dei disoccupati di lungo termine: l’inattività prolungata non aiuta. Dal 2008, ai rifugiati con un’entrata è richiesto un contributo per le spese della loro permanenza e del sostentamento.

Il COA ha detto che è importante trovare che i richiedenti asilo si ricorda di loro responsabilità. “La pressione di un corrisposti gli arrivi di posti di lavoro non solo per la società.”

L’introduzione del contributo nel 2008, secondo alcuni parlamentari, avrebbe prodotto gli effetti opposti a quanto sperato ossia avrebbero scoraggiato -invece di incentivare- la ricerca di un lavoro da parte dei richiedenti asilo.

Allo stato attuale, quasi 30 mila persone risiedono nei centri di asilo, tra cui 13 mila persone che hanno già un permesso di soggiorno. Il secondo gruppo è autorizzato a lavorare.