Gli hacker russi hanno fatto uso di un server privato olandese per attaccare il Partito Democratico americano. A sostenerlo è il quotidiano Volkskrant report basati su documenti del Dipartimento di Stato americano. Il server olandese in questione appartiene a Rejo Zenger, che lavora per l’organizzazione Bits of Freedom, una ngo olandese specializzata nella libertà d’espressione e nella tutela della privacy.

Il server di Zenger è parte della rete Tor, un network informatico aperto per la comunicazione anonima. Secondo il giornale, Tor è spesso utilizzato da giornalisti nei regimi totaltarian e da informatori come Edward Snowden. Ma anche da parte di hacker e utenti in cerca di pedopornografia, armi e droga.

La rete Tor passa un post attraverso vari server intermedi, rendendo la sua origine molto difficile da tracciare.  L’attacco informatico al Partito Democratico è avvenuto, secondo gli americani, utilizzando per 140 indirizzi su 900 il server Tor, ed uno di questi server -come già detto- è quello di proprietà di Zenger.

L’informatico ha detto al Volkskrant di essere contrario ad attacchi di questo tipo ma di non condannare in alcun modo l’anonimato di internet: è una garanzia per la democrazia, avrebbe sostenuto l’attivista. Secondo lui bisogna rendere le infrastrutture più sicure ma non a spese della libertà di navigazione.

 

I documenti americani hanno anche mostrato che 70 indirizzi IP olandesi sono stati utilizzati per gli attacchi, per lo più da server di Amsterdam e Rotterdam. La pubblicazione di questi documenti ha portato critiche alle autorità americane, soprattutto perché è molto probabile che i proprietari dei server utilizzati non sapessero cosa stava succedendo.

Secondo il Volkskrant, pubblicando gli indirizzi IP è come pubblicare un elenco di strade utilizzate da rapinatori per un colpo.