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Vittime di reati in Olanda potranno “parlare di più” in tribunale. Critici gli avvocati: rischio processo sommario

Il diritto di parola per le vittime di reati sarà ampliato l’anno prossimo: dal 1° gennaio anche la famiglia acquisita e affidataria di una vittima di reati potra’ esprimersi in tribunale sul caso e rilasciare dichiarazioni alla corte.

Un altro passo sarà compiuto nel corso dell’anno: gli indagati saranno quindi obbligati a essere presenti se le vittime e i parenti superstiti si avvarranno del loro diritto di parola. Le vittime possono anche parlare alle udienze in cui si determina se i detenuti forensi sono stati esausti.

L’estensione del diritto di parola fa parte della politica del governo per dare una voce più chiara alle vittime e ai parenti ma legali ed esperti sono critici: se da un lato,  l’idea di essere ascoltati dai giudici e che anche dal sospettato puo’ essere utile alle vittime e ai parenti ma potrebbe far pensare a molti di avere un’influenza sulla corte.

Il fatto che anche le famiglie acquisite e affidatarie possano parlare è stato un desiderio della Camera dei Rappresentanti per molti anni. Il motivo è stato il caso della morte della quindicenne Nicole van den Hurk di Den Bosch. Sua madre e sorella acquisite non sono state autorizzate a parlare davanti al tribunale, perché non era consentito dalla legge.

Negli ultimi anni, il diritto di parola ha continuato ad espandersi. Laddove inizialmente alle vittime era consentito solo di esprimersi sulle conseguenze di un crimine, dal 2016 è stato loro consentito di dire quasi tutto ciò che vogliono: possono rivolgersi ai sospetti, dichiararli colpevoli e dire loro quale punizione ritengono appropriata.

Secondo l’Ordine degli avvocati olandese, il diritto di parola è in contrasto con il principio secondo cui un sospettato è innocente fino a prova contraria. Un giudice deve ancora pronunciarsi, ma agli occhi della vittima, il sospettato è davvero l’autore. Il sospetto viene quindi spesso affrontato in questi termini.

Ciò è particolarmente problematico se il sospettato nega, afferma Geertjan van Oosten, presidente dell’Associazione olandese degli avvocati penalisti a NOS: “Non è appropriato che qualcuno si rivolga alla persona che ai suoi occhi è l’autore del reato, con una dialettica molto emotiva, mentre l’indagato può solo dire: ‘Non sono stato io a farti questo'”.

A volte interviene la corte, come nel caso del balestriere Almelo. È stato definito un mostro e una bestia sfrenata dai parenti, il che è andato troppo oltre per i giudici.

 

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