The Netherlands, an outsider's view.

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MUSIC

Violini di speranza, un concerto per non dimenticare la Shoah

70 violini sopravvissuti ai pogrom e ai campi di concentramento hanno suonato insieme celebri brani tedeschi, incolpevoli di essere associati alla barbarie nazista



“Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro” salmodiava il filosofo tedesco di origini ebraiche Theodor Adorno nel 1949. Non si trattava ovviamente di un modo per mettere a tacere l’arte – anche perchè nel 1966 lo stesso filosofo smorzò questo suo giudizio riconoscendo che anche il dolore incessante ha diritto ad esprimersi – quanto un appello alle arti di rispondere alla condizione traumatica sofferta nei campi di concentramento.

È sulla scorta di questo monito che è stata organizzata la serata Violins of Hope, un concerto presentato al Montreal Holocaust Museum, in Canada, lo scorso 2 novembre.

Sono stati riparati i violini suonati dai musicisti ebrei prima e durante l’Olocausto. Si tratta di violini originari dell’epoca, sopravvissuti ai pogrom e ai campi di concentramento. 70 strumenti ad arco completamente restaturati dal liutaio Amnon Weinstein e dal figlio Avshalom.

È stato senza dubbio un importante omaggio musicale alle vittime della Shoah. Ma non solo, Violins of Hope ha voluto commemorare anche il 75° anniversario della liberazione dei Paesi Bassi. Ovvero quando le forze armate canadesi liberarono il porto di Anversa e salvarono migliaia di cittadini olandesi.

Il direttore d’orchestra, l’olandese Vincent De Kort, ha saputo raccogliere il suono dei ‘violini piangenti‘ e trasmetterlo al pubblico grazie all’esecuzione dell’Orchestre Métropolitain.

Ma qual è il ruolo dell’arte di fronte alle barbarie di tali eventi? Sicuramente le arti e la cultura rischiano di diventare irrilevanti se non impediscono ad eventi come quelli di Auschwitz di ripetersi. In quest’ottima, Violins of Hope ha voluto “ristabilire una condizione barbara” lavorando su un programma ricco di musica tedesca, gran parte della quale all’epoca ispirò e rese possibile la catastrofe nazista: dalla barocca suite per orchestra, Suite No. 3 in re maggiore di Bach, al moderno Concerto per violino e orchestra op. 64 di Mendelssohn e all’Adagietto della Quinta Sinfonia di Mahler.

Oltre ai brani di compositori canadesi come Jocelyn Morlock e Jaap Nico Hamburger, gli spettatori hanno potuto ascoltare le tristi storie di otto violini, tra cui quelle dello strumento appartenuto alla famiglia olandese Hecht deportata e uccisa in diversi campi di concentramento e il violino del 1850 suonato nell’orchestra maschile di Auschwitz.






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