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Violenza, razzismo e pedopornografia: ecco cosa gira sui telefonini degli adolescenti olandesi



Dalla pedo pornografia, al revenge porn, ma anche i video delle decapitazioni dell’ISIS, immagini razziste e antisemite, fino ad arrivare a propaganda nazista. Questi sono alcuni dei contenuti che gli adolescenti olandesi si scambiano comunemente su gruppi WhatsApp.  RTL Nieuws ha portato avanti quest’inchiesta ottenendo l’accesso a dozzine di questi gruppi composti da ragazzini tra i 12 e i 16 anni. I gruppi spesso hanno centinaia di membri e scambiano migliaia di messaggi ogni giorno.

I video violenti sono tra il materiale più popolare, sono stati, infatti, ritrovati video dei massacri di Boko Haram, assassinii in Messico o esecuzioni ad opera dell’ISIS. Le immagini sono perfino in alta qualità.

Gli adolescenti, poi, condividono spesso immagini di revenge porn, mandando foto e video di compagni di classe nudi, o più comunemente di ragazzi che non conoscono. Gira ancora la foto di un ragazzo di 14 anni che si è suicidato nel 2017 dopo che la ragazza aveva postato un suo nudo su Instagram.

Come se non bastassero le immagini, spesso le applicazioni che permettono di applicare stickers sono utilizzate per offendere e bullizzare. Per esempio RTL ha scoperto una foto di una ragazza con testi sessisti e con allegato il suo numero di telefono. Anche gli sticker razzisti, antisemiti e nazisti sono molto popolari. I più usati, però, sono gli stickers creati da foto di ragazzi morti o assassinati, inclusi Anne Faber e Nicky Verstappen. Difficile decidere quale tra questi sia l’aspetto più allarmante, ma l’emittente RTL Nieuws ha dichiarato anche di aver scoperto foto pedopornografiche riguardanti bambini piccoli abusati da uomini adulti.

Secondo Nanet Janseen del Bureau Halt – dipartimento che si occupa di assistere i giovani a rischio – è comune che i ragazzi ricevano pornografia sul proprio cellulare. Il problema è che i ragazzi che condividono il video non hanno coscienza del fatto che questo sia di per sè già un reato. Nanet ha detto di spiegare loro che è un crimine “la ricondivisione, il mostrarlo a qualcun altro o tenerlo in proprio possesso.”

Secondo Michiel Kalverda, che insegna letteratura mediatica ai ragazzi, questi gruppi di WhatsApp si sviluppano perchè nutrono la necessità di sentirsi parte di un gruppo. “quando quattro ragazzini nella classe ridacchiano riguardo qualcosa, tu vuoi sapere di cosa stanno parlando. Per essere accolto in questo gruppo, devi metterti alla prova. Se le immagini di un cadavere sono condivise 15 volte, tu devi condividerle di più. In questo modo aumenti il valore dello shock.”

Kalverda ha chiamato questo comportamento tipico adolescenziale – spingere le barriere. Ha descritto WhatsApp come il nuovo cortile scolastico. “Si tratta del modo che hanno ora gli adolescenti di sperimentare il mondo. Prima ci si scambiava materiale shock nel cortile della scuola, ora lo si fa su WhatsApp”.






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