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ART

Vicuña, Cesarco e Biscotti: tre esperienze di arte contemporanea al Witte de With di Rotterdam



di Livia Corbelli

Fondato nel 1990 e conosciuto come una casa d’arte per gli artisti contemporanei, il Witte de With Center for Contemporary Art (Rotterdam) ospita senza sosta mostre e progetti educativi. In questi mesi, tre sono i grandi nomi che trovano spazio al suo interno: Cecilia Vicuña, Alejandro Cesarco e Rossella Biscotti.

Realizzata da Miguel A. Lopéz in collaborazione con ISLAA (The Institute for Studies on Latin America Art) e con Museo Universitario Arte Contemporáneo, la mostra dedicata a Cecilia Vicuña è estremamente eterogenea. Più di 100 opere tra filmati, profumi, poesie, quadri e oggetti d’arte sono ospitati al Witte fino al 24 Novembre 2019.

Installation view of a selection of works from the artist’s Palabrarmas series in Cecilia Vicuña, a retrospective exhibition at Witte de With Center for Contemporary Art, 2019. Photographer: Kristien Daem.

La diversità delle opere per tematiche, materiali e forme artistiche consente un vero e proprio viaggio attraverso la personalità e il pensiero di Vicuña. Infatti, A retrospective exhibition vuole essere un omaggio all’engagement di un’artista ideologicamente all’avanguardia, sempre in prima linea nell’affrontare un mondo in cambiamento, segnato da grandi eventi.

In questo senso, il coup d’état in Cile nel 1973 è un motore e un’ispirazione della resistenza politica che Vicuña esprime nella sua arte. Tuttavia, percorrendo tutte le stanze dedicate all’esibizione, emerge non solo l’attivismo politico, ma anche il legame con l’arte indigena, la passione per i miti, la filosofia e il folklore, l’eroticità che sfida la società patriarcale, l’interesse per la memoria e la femminilità, la preoccupazione per i disastri ambientali e per l’omologazione culturale.

Cecilia Vicuña, Quipu menstrual (la sangre de los glaciares) [Menstrual Quipu (The Blood of Glaciers)], 2006, installation including wool, courtesy the artist and Lehmann Maupin, New York, Hong Kong, and Seoul. Installation view Cecilia Vicuña, a retrospective exhibition at Witte de With Center for Contemporary Art, 2019. Photographer: Kristien Daem

Ciò che colpisce è soprattutto il grande spazio lasciato alla parola, intesa non solo come strumento artistico ma anche come azione e resistenza, tanto che un’intera sala è dedicata ad oggetti su cui è riportata la crasi “palabrarma” (parola-arma). L’arte è, per Vicuña, uno strumento per spostarsi da uno spazio interno ad uno esterno, una forma di comunicazione che deve avere valore sociale per non auto-castrarsi né supportare il mantenimento delle strutture sociali già presenti. E’ un’arte che interroga il pubblico e che sembra domandare, come si legge in una fotografia, ¿qué estamos haciendo con la vida?

Ricercata e concettuale, la mostra Alejandro Cesarco – A solo exhibition presenta al pubblico un autoritratto decisamente inusuale e innovativo.

Due grandi stanze sono dedicate all’artista e alle pareti è appesa una serie di quadri raffiguranti degli indici – come quelli che si trovano nei libri, comprensivi di parole chiave e pagine indicate. Gli indici proposti sono ricchi di nomi di autori, concetti, emozioni, temi specifici e, ovviamente, numeri di pagine.

Il libro a cui si riferiscono, però, non è mai stato scritto ed è possibile non lo sarà mai, dal momento che Cesarco fa scaturire gli indici direttamente dalla sua vita, come se volesse generare un grande archivio di lettura con lo scopo di trasmettere e presentare delle conoscenze. Non solo: le parole in essi contenute costituiscono delle chiavi di accesso al fare creativo e al pensiero dell’artista, fornendone così una sorta di ritratto astratto. Lui stesso ne parla affermando che si tratta di “a form of a self portraiture that unfolds over the time”.

Index è proprio il nome di questa serie in cui l’artista sembra essere alla ricerca di se stesso, scegliendo minuziosamente i termini per indicizzarsi. In questo processo artistico, una certa influenza deve essere stata esercitata dalle altre occupazioni di Cesarco che nel tempo ha lavorato anche come curatore di mostre ed editore di libri.

La serie iniziata da Cesarco nel 2000 è esposta per la prima volta interamente al Witte de With Centre for Contemporary Art, fino al 5 Gennaio 2020.

Alejandro Cesarco, Index, 2000, and The Style it Takes (Excerpts), 2014, all framed archival inkjet prints A–Z. Exhibition overview Alejandro Cesarco, a solo exhibition, 2019, Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam. Photographer: Kristien Daem

Anche l’esibizione delle opere di Rossella Biscotti è visibile al Witte de With fino al 5 Gennaio. Il titolo della mostra, New work, si riferisce alle ultime ricerche dell’artista sull’esportazione di piante e sullo spostamento e sfruttamento di uomini e animali legati alla colonizzazione olandese nel Sudest asiatico.

Clare (2016) è un documento originale del XVIII secolo che Biscotti ripropone stampato su una parete. Benché non chiaramente leggibile, il documento si riferisce ad un rinoceronte indiano, Clare appunto, portato in Europa dalla Dutch East India Company e fatto vivere in tour, come simbolo di esotismo, fino alla sua morte.

Rafflesia e Amorphopallus titanium sono, invece, due fiori ritrovati in un giardino botanico a Leiden, arrivati in Europa nel XIX secolo dopo averne sperimentato la piantagione a fini esportativi nell’Indonesia colonizzata. Biscotti raffigura i fiori su grandi superfici tessili, smembrandoli o stilizzandoli e diffondendo nell’intera sala il loro profumo.

Rossella Biscotti, Live feed, 2019, silkscreen on cotton, rubber. Exhibition overview Rossella Biscotti, new work, 2019, Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam. Photographer: Kristien Daem.

Inoltre, i materiali utilizzati dall’artista hanno un valore ideologico importante. Per esempio, la gomma naturale usata in Sanikem—Nyai Ontosoroh—Madame Le Boucq, Maiko, Annalies, Mei, Surati, Princess of Kasiruta (2019) è originaria di piantagioni asiatiche e, resa rossa grazie al colorante per alimenti, evoca una somiglianza con la carne del corpo.

La logica soggiacente alle opere di Biscotti ospitate dal museo è quella di trasformare in arte, e quindi rendere visibile, una serie di eventi di cui si sono perse le tracce e che, tuttavia, possono rivelare l’impatto concreto di certi cambiamenti storici. Rossella Biscotti trasforma ricerche, racconti orali, fonti di ogni tipo in una narrativa del cambiamento che punta a coinvolgere il pubblico interamente – olfatto compreso.

Rossella Biscotti, Sanikem—Nyai Ontosoroh—Madame Le Boucq, Maiko, Annalies, Mei, Surati, Princess of Kasiruta, 2019, material line natural rubber, food coloring. Exhibition overview Rossella Biscotti, new work, 2019, Witte de With Center for Contemporary Art, Rotterdam. Photographer: Kristien Daem.






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