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FOCUS

Velo islamico, come funziona in Europa e Turchia

Tra lotta all'inclusione e battaglie per la proibizione, il velo è da tempo oggetto di accese discussioni



di Emma Pelizza

Il velo islamico è sempre stato un argomento controverso nel dibattito europeo. Strette tra multiculturalità, libertà religiosa e tradizioni culturali, le donne che in Europa indossano il burqa sono spesso al centro di accese discussioni.

Se da un lato ci sono gli stati che sostengono l’integrazione delle minoranze etniche e dei relativi simboli culturali e religiosi, dall’altro ci sono quelli che invece tendono ad eliminare tutti quegli elementi in contrasto con la neutralità dello stato. Tra questi c’è anche il velo islamico, per molti, emblema di sottomissione femminile ed estremismo in cui possono riecheggiare minacce terroristiche.

Il dibattito sul tema ha portato all’introduzione di leggi per dare regole a chi indossa il velo integrale. E gli stati che hanno deciso di varare leggi anti-burqa sono tanti:

Francia. Nonostante nel paese le donne che indossano il velo siano soltanto duemila, la Francia è stato il primo paese europeo a stabilirne il divieto nei luoghi pubblici, nel 2011. Il divieto è stato introdotto sotto la presidenza Sarkozy, secondo cui i veli “opprimono le donne e non sono i benvenuti in Francia”. Nell’estate 2016 è stato avviato un dibattito anche sul burkini, costume da bagno super coprente che lascia scoperti solo mani piedi e viso per rispettare i dettami dell’islam. La proposta di legge che vietava il burkini nella spiagge francesi è stato annullato dalla corte suprema amministrativa francese.

Belgio. Insieme alla Francia, è stato uno dei primi paesi europei in cui il divieto del velo integrale in luoghi pubblici è stato introdotto dal parlamento nel 2011, non senza proteste. A dicembre 2012, la Corte Costituzionale aveva respinto i ricorsi che chiedevano di annullare il divieto in quanto violazione di diritti umani. Prima della legge statale, il burqa era già stato vietato in diverse zone dello stato da normative locali.

Paesi Bassi. Nel novembre 2016 hanno approvato alla camera il divieto parziale del burqa e del niqab in luoghi pubblici come scuole, ospedali, uffici e trasporti pubblici, nonostante le donne che lo indossino siano soltanto 300 sui 700mila musulmani presenti in Olanda che stando a CBS, rappresentano il 4% della popolazione. La mozione è stata approvata con 132 voti favorevoli su 150. Nel 2018 è arrivato il turno del voto al senato, in cui la netta maggioranza ha confermato la volontà di proseguire con il divieto del velo in luoghi pubblici. Recentemente alcune città come Amsterdam, Rotterdam e Utrecht  si sono opposte al divieto annunciando la disapplicazione nelle proprie strade, supportate da l’Aia che ha richiesto al governo una consultazione con i comuni.

Austria. A ottobre 2017 il parlamento viennese ha approvato la legge che vieta il velo integrale, niqab e burqa, in spazi pubblici come tribunali e scuole. Lo stato sta prendendo in considerazione il divieto di velo anche per gli impiegati statali.

Turchia. La Repubblica turca è uno stato ufficialmente laico e il velo è da sempre vietato, ma la questione oggi divide la maggioranza musulmana del paese. Sono almeno i due terzi le donne che indossano il velo nel paese e nel 2008 la costituzione turca è stata modificata in modo da rendere meno stringente il divieto nelle università. A ottobre 2013, la Turchia ha abolito le regole che vietavano alle donne di indossare il velo nelle istituzioni statali del paese, a eccezione della magistratura, degli apparati militari e della polizia. Per quest’ultima il divieto è stato eliminato nel 2016.

In altri paesi come Italia, Svizzera, Spagna e Russia,  il velo integrale è vietato su base locale.

In Inghilterra e in Germania, invece,  l’argomento non è regolamentato da leggi ma i dibattiti rimangono accesi, soprattutto sul codice d’abbigliamento nelle scuole, sia per studenti che insegnanti.






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