di Klizia Capone

Ormai lo sappiamo: in gran parte del mondo i musei sono chiusi, i luoghi dedicati alla cultura riapriranno in data da destinarsi e i nostri spostamenti fisici andranno limitati al minimo ancora per qualche tempo. Rimane, tuttavia, uno spazio che possiamo gestire liberamente e nel quale possiamo muoverci senza timore di mettere a rischio la salute del nostro prossimo e la nostra. Quello della rete. In tutti questi mesi, che ci son parsi anni, il mondo della cultura ha saputo utilizzare al meglio il web e le opportunità che offre per continuare a tessere relazioni con il pubblico, nonostante il periodo infausto. Per mantenere accesi i riflettori sulla bellezza eterna dell’arte, molte sono state le proposte di musei e organizzatori di mostre (momentaneamente sospese); non ultima, l’iniziativa che si svolgerà lunedì 18 gennaio, ideata da Marco Goldin.

Il curatore della mostra “Van Gogh. I colori della vita” ci guiderà nelle sale del Centro Altinate San Gaetano di Padova, dove l’esposizione è stata allestita e aperta al pubblico il 10 ottobre 2020, per poi esser chiusa solo tre settimane dopo, a causa del nuovo aumento dei contagi da Covid19. L’evento si intitola “Van Gogh. Sei quadri, sei storie”, e potrà essere seguito sulla pagina Facebook di Linea d’ombra, società organizzatrice della mostra, e sul sito lineadombra.it dalle 21.

Sarà un racconto dal vivo che porrà al centro della narrazione sei dipinti del pittore olandese, per condurci, attraverso altrettante storie, a esplorare la sua vita e la sua opera. La qualità della visione sarà garantita da telecamere e luci adeguate, puntate sul Paesaggio al crepuscolo (1885), dipinto dall’artista a Nuenen pima di lasciare l’Olanda, sull’Autoritratto con cappello di feltro grigio, realizzato a Parigi nel 1887; su due dipinti del periodo di Arles, Il seminatore e Il postino Joseph Roulin, entrambi del 1888; infine, su Paesaggio a Saint-Rémy, tela realizzata nel 1889, durante la permanenza nella casa di cura di Saint-Paul-de-Mausole, e su Covone sotto un cielo nuvoloso, uno degli ultimi quadri di Van Gogh. L’intento è quello di “tenere accesa una fiammella”, sottolinea Goldin, per donare luce a capolavori la cui solitudine nelle sale espositive è “il segno tangibile quant’altri mai del tempo disastroso che stiamo vivendo”.