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Quelli arrestati ieri notte per gli scontri in diverse città del paese, devono essersi sentiti i protagonisti di qualcosa di importante, dice su Joop in un pezzo d’opinione, lo storico

D’altronde, sembrerebbe così a leggere le dichiarazioni di Jan Struijk, presidente di un sindacato di polizia olandese, che ha detto domenica sera di aver assistito ai “disordini più gravi dai tempi degli squatter degli anni ottanta”. Il sindaco John Jorritsma di Eindhoven ha parlato di “guerra civile”, chiedendo il dispiegamento dell’esercito.

“Tutti ripensano a Geen Woning Geen Kroningen, la violenza degli squatter dei primi anni Ottanta. Nessuno ricorda i recenti disordini di Capodanno e cosa può aspettarsi una città durante una partita di calcio a rischio. In quel caso i tifosi vagano per le strade alla ricerca di qualcuno del lato avversario e non della polizia, ma per il resto la differenza con quanto accaduto domenica è trascurabile”, scrive van der Horst.

“Tuttavia, i disordini del fine settimana fanno più impressione. I Paesi Bassi hanno più o meno imparato a convivere con gli scontri di Capodanno e la violenza del calcio”, dice lo storico, anche se -agli occhi dell’opinione pubblica- rimangono fenomeni marginali. Ma quando la violenza viene associata alla politica, allora qualcosa cambia: gli stessi scontri visti in altre situazioni, diventano “ad un passo dalla guerra civile” mentre la pietra contro Jumbo assume la carica di un atto rivoluzionario: “Proprio per questo motivo è importante ridurre gli eventi dell’ultimo fine settimana alle giuste proporzioni”, dice ancora van der Hors.

In realtà, si è trattato di gruppi limitati di persone, mentre ai tempi dei kraakers erano migliaia a far parte del movimento di protesta; ieri erano pochi, si sono mossi rapidamente nelle loro aree e hanno giocato a “gatto e topo” con la polizia per diverse ore.

Quando finirà tutto questo? Secondo van der Horst, vista la marginalità dei casi, dovranno essere i pari, ossia la stragrande maggioranza di ragazzini della stessa età di quelli dei disordini a risolvere la questione, isolando i coetanei che le sere passate si sono divertiti in piazza.

“Quando ciò accadrà, i disordini finiranno presto” Per il momento non c’è alcun motivo per chiamare l’esercito, conclude lo storico, oppure di dichiarare lo stato di emergenza o imporre divieti di manifestazione.