Maxime Prévot, presidente del cdH (Centro Democratico Umanista), riferendosi al vaccino per il covid, ha denunciato che il Belgio “sta affrontando una battaglia in ritardo”, come riporta RTBF. “C’è stato un palese ritardo: avremmo potuto anticipare tutto questo mesi fa. Invece, solo a novembre si è costituito un gruppo di lavoro”, dice in un’intervista a La Libre Belgique.

“Abbiamo assistito a tre fasi in questa crisi. La prima, l’inserimento mascherine, è stata un fallimento. La seconda, i tamponi, un altro fallimento. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché la terza fase, il vaccino, non sia un fallimento. Ma ho paura, perché l’unica cosa che sappiamo, per il momento, è che il vaccino non sarà obbligatorio e che sarà gratuito. Non voglio criticare, ma penso che in questo modo non andremo lontano”, aggiunge Maxime Prévot. Gli altri paesi sembrano essere pronti: “La Germania, ad esempio, ha già istituito dei centri di vaccinazione, organizzato squadre mobili pronte a intervenire nelle case di cura e ordinato milioni di siringhe. Noi ancora niente di tutto questo”, continua il presidente del chH.

“Arriverà il momento in cui, dovremo riconoscere una gestione statale fallimentare. Lo Stato deve essere riformato per essere più efficiente. Detto questo, la mancanza di anticipazione, è responsabilità dei politici. Il precedente governo federale, avrebbe anticipato la preparazione del vaccino”,  continua Prévot, secondo il quale anche le entità federate sono troppo attendiste, nonostante i poteri speciali loro concessi. “L’unità di comando non ha risposto adeguatamente”, dichiara. “A Natale, tutti vogliamo stare con la nostra famiglia. Siamo onesti e realisti. Prendo il mio personale esempio: non chiederò mai a mia suocera o mio suocero, di restare a casa loro, da soli, alla vigilia di Natale. C’è un margine di flessibilità tra l’aprire completamente i rubinetti e passare la vigilia di Natale con una sola persona”, conclude.