Le priorità attuali sembrano chiare a tutto il mondo scientifico: evitare che il coronavirus si diffonda ancora di più, trovare una cura per aiutare gli ammalati e soprattutto creare un vaccino per evitare che il problema si ripresenti.

Questo stato di emergenza sta mettendo in discussione il rapporto tra comunità scientifiche, case farmaceutiche e brevetti. Il segreto di Pulcinella che riguarda i profitti delle case farmaceutiche a discapito della vita umana, è ormai chiaramente svelato e il De Standaard ha chiesto agli economisti Joseph E. Stiglitz, Arjun Jayadev e Achal Prabhala la loro opinione su questo tema.

Secondo gli esperti il mondo si trova in questo momento a scegliere tra due scenari. Nel primo la situazione non sarebbe diversa da quella attuale. I brevetti continuerebbero a fornire alle case farmaceutiche il monopolio sulla maggior parte delle innovazioni riguardanti il trattamento del covid-19. Di conseguenza i medicinali avranno un prezzo elevato e, senza un eventuale vigoroso intervento del governo, molti non potranno accedere alle cure, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Lo stesso problema si presenterà con qualsiasi potenziale vaccino covid-19.

Purtroppo la realtà è questa, a differenza del vaccino contro la poliomielite del medico americano Jonas Salk, che è stato immediatamente reso disponibile gratuitamente, la maggior parte dei vaccini rilasciati oggi sono brevettati. PCV13, il vaccino per varie varianti di polmonite somministrato ai bambini, costa centinaia di dollari perché Pfizer ne ha il monopolio. L’India registra oltre 100.000 decessi prevenibili per polmonite ogni anno, mentre il vaccino Pfizer genera circa $ 5 miliardi nello stesso periodo di tempo.

Nel secondo scenario, riusciremmo a cambiare le cose, riconoscendo che il nostro sistema non è all’altezza del suo compito. Come hanno sostenuto a lungo i promotori della salute pubblica e gli scienziati, i monopoli uccidono perché tagliano l’accesso a farmaci salvavita che sarebbero altrimenti disponibili in un sistema alternativo – come quello che facilita la produzione annuale del vaccino antinfluenzale.

I tre economisti, allora, suggeriscono di guardare al Costa Rica, che ha recentemente invitato l’OMS a creare un pool di volontari per i diritti di proprietà intellettuale sui trattamenti del Covi-19. Ciò consentirebbe a più produttori di fornire nuovi medicinali e diagnosi a prezzi più convenienti.

Il pool di brevetti non è una nuova idea. Attraverso il pool di brevetti sui medicinali, le Nazioni Unite e l’OMS hanno trascorso anni cercando di migliorare l’accesso ai trattamenti per l’HIV / AIDS, l’epatite C e la tubercolosi. Ora hanno ampliato quel programma per includere i trattamenti per il covid-19.

Se da un lato si potrebbe contestare che questa del coronavirus è un’emergenza “anomala”, dall’altra è innegabile che il sistema dei monopoli delle case farmaceutiche non è un sistema che dovrebbe essere incoraggiato. La domanda che gli economisti si fanno a questo punto è: i gruppi farmaceutici comprendono la loro responsabilità? A giudicare dal comportamento della Gildes, produttrice del remdesivir, utilizzato nelle terapie sperimentali per combattere il coronavirus, la risposta è no. La Gildes ha risposto alla crisi chiedendo lo status di “farmaco orfano” (farmaco sperimentale) per remdesivir, che potrebbe dargli una posizione di monopolio più forte e qualificarsi per grandi agevolazioni fiscali. Dopo le proteste pubbliche, la società ha ritirato tale domanda.

I tre economisti sono d’accordo sul fatto che sia arrivato il tempo di un nuovo approccio. Ci sono già molte proposte da parte del mondo scientifico e politico per generare un’innovazione farmaceutica socialmente utile, che guardi più al benessere delle persone che al profitto. Del resto non c’è mai stato un momento migliore per mettere in pratica queste idee.