The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

CULTURE

Uri Katzenstein e il suo universo di oggetti in divenire

L'installazione dell'artista improvvisamente deceduto durante le ulitme fasi della pareparazione sarà visibile fino al 24 febbraio al Jewish Cultural Museum

Di Emma Pelizza

Dal 29 settembre il Jewish Historical Museum sta ospitando The Institute of Ungoing Things, un’installazione site-specific del poliedrico artista israeliano Uri Katzenstein.

La ricerca artistica di Katzenstein inizia nei tardi anni ’70 quando, terminati gli studi al San Francisco Art Institute, si trasferisce a New York per iniziare la sua multiforme avventura che si muoverà tra arti performative, scultura, musica e regia. Il lavoro di Katzenstein, coinvolto in svariate biennali -Venezia 2001, Buenos Aires 2002, solo per citarne alcune –  e ospitato in gallerie e teatri di tutto il mondo, ha mantenuto un legame speciale con la propria patria, Israele, dove l’artista ha continuato a vivere e insegnare.

Il carattere eclettico di Katzenstein si ritrova nella forza che anima l’installazione pensata per il Jewish Museum: un’ infinita libreria che contiene opere di svariata natura ideate dall’artista nel corso della sua vita. Ci sono video che raccontano rituali di un mondo futuristico, sculture narcisistiche modellate sulla figura stessa dell’artista, oggetti autobiografici e icone culturali sottoposte a un’evoluzione immaginaria. Tutto ciò seguito dai suoni e i movimenti delle sound machines assemblate dallo stesso autore che è scomparso improvvisamente durante la preparazione finale dell’installazione.

 

The Institute of Ungoing Things può essere vista come un inaspettato tributo che lo stesso Katzenstein dedica al proprio lavoro, una sorta di identikit della propria vita, artistica e non. L’installazione racconta i traumi personali dell’artista passando attraverso quelli della sua patria, Israele, instaurando così un serrato dialogo tra privato e collettivo. Ne è un esempio il video Pretzels in cui Katzenstein e un altro individuo sembrano comunicare telepaticamente seduti sopra enormi sedie a forma di svastica, oppure la fusione di Budda e Hitler nella fisionomia dell’artista proposta dalla scultura Boudler.

Identità politica e culturale si uniscono in un’arte quasi terapeutica che distrugge qualsiasi taboo: le radici del lavoro di Uri Katzenstein affondano in una memoria in cui personale e pubblico diventano inscindibili.

L’installazione, curata da Ronit Eden, sarà visibile fino al 24 febbraio 2019.