Foto: Paolo Ruffino

E’ un vecchio pallino di liberali e conservatori di mezzo mondo ma ora, con una proposta calendarizzata in parlamento, la faccenda sembra farsi seria: il VVD, la destra liberale al governo, vorrebbe sbarazzarsi dei corsi universitari che offrono pochi sbocchi lavorativi. Secondo il parlamentare Pieter Duisenberg, all’emittente BNR, gli studi dovrebbero essere valutati sulla base di “efficienza e necessità” guardando al mercato del lavoro. Se all’ufficio sussidi UWV c’è in fila un surplus di laureati in una determinata disciplina allora i corsi di quella disciplina, secondo i liberali, andrebbero soppressi. Non solo: questo provvedimento dovrebbe essere operativo da subito, riguardare corsi già attivi e la verifica dovrebbe aver luogo all’inizio di ogni anno accademico.

Polemici il partner di governo Pvda che parla di “visione miope” e le associazioni di studenti che dal magazine FOLIA ricordano al governo che le ragioni delle proteste e delle occupaizoni dello scorso anno, volevano proprio mettere l’accento sul no alla svendita della cultura. Entrambi i partiti che compongono la coalizione, tuttavia, ritengono necessario che le università informino meglio i potenziali studenti sugli sbocchi lavorativi dei corsi.