Gli azionisti britannici di Unilever contrari al trasferimento in Olanda, lo sostengono i media di entrambi i Paesi. Il voto decisivo sul trasferimento del quartier generale da Londra a Rotterdam è atteso a fine mese ma all’orizzonte non si intravede nulla di buono per coloro che auspicavano questa svolta.

‘Unilever potrebbe essere in grado di convincere gli azionisti europei che la mossa ha senso per l’azienda e per loro come investitori a lungo termine, ma è difficile per un investitore del Regno Unito vedere un incentivo a votare a favore,’ ha detto all’Independent Mike Fox, esponente di uno degli ultimi investitori ad aver bocciato il trasferimento. 

In particolare, gli investitori britannici sono preoccupati che se Unilever preme in avanti con la mossa, le sue azioni non saranno più negoziate nel FTSE 100 ( Financial Times Stock Exchange). Secondo il Financial Times, la Pensions & Investment Research Consultants (Pirc), che consiglia agli investitori istituzionali dove mettere i loro soldi, si è espresso per un no.

Altre voci dissenzienti comprendono Columbia Threadneedle, Legal & General Investment Management, Aviva Investors, Lindsell Train e M & G Investments.

Il Financieele Dagblad, quotidiano finanziario olandese, afferma che gli avversari del piano rappresentano circa il 12% delle azioni Unilever. Ma non basta: stando al Volkskrant, se Unilever rimanesse a Londra le ripercussioni per il governo olandese potrebbero essere imprevedibili. 

La discussa abolizione della tassa sui dividendi, infatti, è stata voluta nonostante una dura e compatta opposizione proprio per facilitare, tra le altre, l’operazione di Unilever. Se il trasferimento sfumasse, la coalizione -che gode di appena un deputato di maggioranza- potrebbe subire un duro colpo.

Affinchè il trasferimento venga deciso, secondo le regole in UK, è necessario che il 75% degli azionisti britannici voti a favore. In Olanda, gli azionisti votano a parte e il loro tetto è fissato al 50%.

Fin dalla sua fondazione nel 1930, il gigante anglo-olandese ha mantenuto due sedi distinte, a Londra e a Rotterdam, nonché due entità fiscali, nonostante abbia operato come un’unica azienda con un solo consiglio di amministrazione.