The Netherlands, an outsider's view.

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FOCUS

Una vita da polli. Cosa compriamo nei supermercati olandesi?

CoverPic: pxhere

di Viola Zuliani  

Il problema degli allevamenti di pollame è oggetto di dibattito, nonché di lotte animaliste, ormai da decenni.

Ad essere messi in discussione sono vari aspetti dell’allevamento. Innanzitutto, la mancanza di luce solare e di spazio; negli allevamenti intensivi, infatti, la densità è di 17-22 polli per mq, il che significa circa un foglio A4 per animale. Esiste, poi, il problema dei polli broiler – in olandese plofkip, letteralmente “pollo esploso”- allevati esclusivamente per la produzione di carne, selezionati geneticamente perché sviluppino esageratamente il petto in tempi molto brevi. Questo li porta ad avere anche un’aspettativa di vita molto ridotto

In Olanda, negli ultimi anni le condizioni dei polli sono migliorate. Dal 2007, infatti, è stato implementato un sistema di classificazione, chiamato Beter Leven, che impone una serie di condizioni standard. Un allevamento che aspira ad ottenere una certificazione di qualità deve, quindi, essere conforme a questi requisiti. 

Nel 2015, poi, alcuni supermercati olandesi hanno deciso di rinunciare anche ai polli broiler, finché questa particolare tipologia di pollo è stata messa totalmente fuori commercio nei Paesi Bassi. Ad avere un ruolo chiave in quest’ultima conquista è stata l’associazione animalista Wakker Dier, che già da qualche anno aveva preso di mira i supermercati e la carne di bassa qualità da loro proposta.

La campagna di Wakker Dier contro il pollo di Albert Heijn

Il I Gennaio dello scorso anno Wakker Dier ha lanciato una nuova campagna, questa volta contro il pollo venduto da Albert Heijn. Ne abbiamo parlato con Martijn, portavoce dell’associazione, che ci ha spiegato di cosa si tratta e perchè questa volta è stato preso di mira il supermercato leader in Olanda.

“Circa 5 anni fa, i supermercati hanno smesso di vendere polli broiler, noi abbiamo chiesto di innalzare il livello della carne ad almeno 1 stella Beter Leven. Invece di farlo, hanno creato una via di mezzo, un pollo detto Lokkip. Albert Heijn sta facendo peggio di tutti gli altri supermercati, nonostante sia il leader del mercato, in quanto i suoi lokkip provengono da condizioni peggiori rispetto agli altri”, spiega Martijn a 31Mag. 

Beter Leven propone, infatti, un sistema di classificazione a stelline: se sulla confezione è indicata una sola stellina, il pollo è conforme ai requisiti minimi indicati per il benessere dell’animale, le tre stelline sono invece riservate ad allevamenti biologici o comparabili. 

Il lokkip menzionato da Martijn è un pollo creato come alternativa al broiler, proveniente da allevamenti che rasentano la “sufficienza” nel sistema Beter Leven o che non vengono certificati poiché non conformi agli standard. 

“Per questo abbiamo iniziato la campagna contro i polli di AH.” ci racconta Martijn, “Il pollo venduto da Albert Heijn viene allevato in gabbie contenenti 16 esemplari per mq, in base ad analisi scientifiche sul comportamento dei polli, è troppo: i volatili sono stressati dalla calca, si beccano l’un l’altro, si graffiano, camminano uno sopra l’altro”. 

“Se ci passi di fianco riesci a sentire il forte odore di ammoniaca, specialmente all’interno, ma anche da fuori. E i polli sono costretti a rimanere sempre lì dentro”, racconta Martijn e aggiunge: “Albert Hein ha contratti con gli agricoltori e le organizzazioni di agricoltori che forniscono i lokkip, sanno esattamente quello che comprano e gli stabili sono completamente in linea con le richieste del supermercato”

Secondo Wakker Dier, le condizioni degli allevamenti sono migliorate rispetto ai tempi dei polli broiler. I lokkip, infatti, vivono qualche settimana in più e la loro crescita è decisamente più lenta, a dimostrare che l’uso di antibiotici è stato eliminato. Tuttavia, non ci troviamo ancora davanti ad una situazione positiva per il benessere dei polli, i quali non hanno la possibilità di stare all’aria aperta e possono usufruire di uno spazio molto limitato per il loro movimenti. 

Ad oggi, Albert Heijn vende solamente una piccola porzione di carne di pollo classificata da Beter Leven e si è rifiutato di migliorare le condizioni del suo “AH kip”, che risultano essere le peggiori se paragonate alla carne venduta negli altri supermercati olandesi.

Il confronto con Jumbo

La campagna, ha messo in contrapposizione i metodi utilizzati da Albert Heijn rispetto a quelli di Jumbo. Anche Jumbo utilizza i lokkip, le loro condizioni però risultano essere migliori. Inoltre, il supermercato presenta una più vasta scelta di prodotti etichettati Beter Leven. “Abbiamo preso Jumbo come paragone poiché i polli venduti in questo supermercato sono allevati in gabbie di 13,5 esemplari per mq che, scientificamente, è considerato sufficiente a garantire il benessere dell’animale” afferma Martjin. Inoltre, continua il portavoce di Wakker Dier, “a differenza dei polli di AH, quelli di Jumbo possono vedere la luce del sole”.  

Il fatto che il leader del mercato non ne voglia sapere di scendere a compromessi e di aprirsi maggiormente alla classificazione Beter Leven garantendo, quindi, una vita più dignitosa a questi animali, non è andato giù a Wakker Dier. “La nostra è una scelta strategica: utilizzare nella nostra campagna il maggior competitor di AH, così da mettere pressione sul supermercato. AH è il leader del mercato e ha il potere di fare una scelta come questa. E, se così fosse, il resto dei supermercati seguirebbe la tendenza, funziona così. Siamo abbastanza delusi del fatto che finora AH non abbia mostrato nessun segno di volersi muovere in questo senso”, conclude Martijn.

Finora, infatti, il supermercato ha fatto orecchie da mercante riguardo alla campagna lanciata da Wakker Dier, continuando indisturbatamente a vendere pollo senza accennare a volerne migliorare le condizioni. 

Se i polli vivono in condizioni non ottimali è un problema per il loro benessere in primis, ma questo può anche avere conseguenze negative sulla salute dei consumatori. Secondo Wakker Dier infatti, le condizioni malsane degli allevamenti possono favorire il proliferare dei batteri, i quali potrebbero poi causare tossinfezioni alimentari, come la salmonella e Campylobacter o Escherichia coli.