The Netherlands, an outsider's view.

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CINEMA

Un viaggio politico, individuale, emotivo: Martin Eden di Pietro Marcello al Cinecenter di Amsterdam



Sullo schermo del Cinecenter di Amsterdam, la faccia di Luca Marinelli con in bocca queste parole: “Chi costruisce prigioni si esprime sempre meno bene di chi costruisce la libertà”.

Con un pugno dentro lo stomaco inizia il film Martin Eden diretto da Pietro Marcello, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Jack London.

Ambientato in una Napoli contraddittoria e feroce, spaccata in due tra un mondo borghese patinato e ipocritamente intellettuale e un popolo squarciato, irretito, umiliato dalla povertà – racconta la storia di un marinaio, Martin Eden, un uomo con in bocca l’accento della miseria napoletana che – dopo l’incontro con una ragazza aristocratica, Elena, decide con accanimento di capire le idee del mondo attraverso la letteratura, e la sua ambizione spinta di diventare uno scrittore.

Dentro una città di violenza e morte, che spegne ogni intento eticamente nobile, strattonando la conoscenza e deridendo la tenacia, la figura di Martin Eden appare commovente e tristemente attuale. L’umiliazione da parte di una società che si sta spegnendo per decadimento e disgusto di sé, per eccessiva maturazione e fradiciume e che, nonostante la propria morte per ipossia nel sentire, continua a impartire lezioni di vita ai giovani coscienti. Martin Eden, interpretato magistralmente da Luca Marinelli (vincitore della Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile), ci accompagna dentro un viaggio politico, individuale, emotivo. Dentro la sua personalissima battaglia di resistenza contro la menzogna del mondo, la ferocia del capitalismo, l’utopia del socialismo, l’afflizione del Sud – Italia, l’ipocrisia borghese, la necessità di battaglie individuali e non individualistiche, Martin Eden ci strattona con delicatezza e intensità.

Continua, nonostante i dinieghi da parte delle riviste letterarie, della società, di Elena, a scrivere. Si accanisce con ardore alla filosofia di Spencer, e inizia a frequentare il vecchio intellettuale Russ Brissenden – alla fine, unico amico e pensatore di spessore.

Il film è una lunga riflessione sulla difficoltà, in una società atavica di guadagni e di materia, di riuscire a seguire le proprie ambizioni culturali. La verità è che siamo un popolo volgare e animale, che preferisce morire strattonato dalla catena del padrone piuttosto che affamato da sé stesso. Martin Eden è un eroe letterario triste. Riesce, dopo fatiche di corpo e rifiuti costanti, a pubblicare i suoi libri, diventando il punto di riferimento dello scenario culturale mondiale.

Il disgusto per il mondo esterno, e forse, la delusione amorosa per Elena, lo portano a una disperazione incurabile.

La scena finale è l’immagine iconica del suo sentire. Martin Eden, dilaniato da sé stesso, si butta in acqua. Nella versione letteraria si tratta di un atto liberatorio nei confronti della vita. Una caduta verso le tenebre. Un suicidio. Nella versione cinematografica, Pietro Marcello, mette in scena una rincorsa verso il sole che tramonta. Verso la luce che mette in pace, prima del buio eterno.

La volontà di vivere. L’ultimo istinto di esistenza.

 






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