Di Eleonora de Martin

 

Un nuovo anno accademico è ormai iniziato in Olanda, e così anche il reclutamento delle matricole per le Studentcorpora, ossia le confraternite studentesche, quelle associazioni che tanti in Italia conoscono per i film americani, per i riti di iniziazione e per l’esclusività dell’appartenenza. Le confraternite, nei Paesi Bassi, mostrano certamente un po’ dell’immagine della cultura pop ma almeno a sentire gli iscritti che parlano in pubblico, sembra siano più “comitive” formali che non sette massoniche di rampolli dell’Olanda bene.

In ogni caso, qualunque sia la situazione reale, rimane il fatto che in ogni città universitaria olandese è quasi impossibile non imbattersi in gruppi di ragazzi e ragazze in uniforme che bevono birra e molto spesso vivono assieme, condividendo ogni aspetto della vita sociale. Queste associazioni, probabilmente, sono molto più di club per il dopo-lezione, non fosse altro per la difficoltà enorme di diventarne parte, soprattutto per diventare parte di quelle più note.

Delftsch Studenten Corps
Jane023, CC-BY-SA-3.0, via Wikimedia Commons

Inoltre, ad aumentare l’aura di mistero delle studentcorpora ci si mette anche la barriera inespugnabile per entrarvi: a meno che tu non venga già da una buona famiglia, che possa permettersi  le elevate quote d’iscrizione, i novellini sono sottoposti a ogni tipo di prova per dimostrare il loro valore e la loro dedizione all’associazione. E non parliamo di prove di forza o di test di logica ma di vere e proprie umiliazioni, in alcuni casi, violenza fisica e altri trattamenti degradanti (e per incredibile che possa sembrare in molti di loro studiano legge o diritti umani).

 

“Il nostro mondo in miniatura”: le confraternite sono retaggio di una cultura elitista

Quest’anno, per esempio, le denunce sono già state sei. Sottoporre le matricole alle prove più umilianti, quali far ingoiare pesci rossi, vietare di bere acqua per ore e ore o mettere le teste nei gabinetti, è una prassi ricorrente tra i veterani: nel 2016, nella confraternita Vindicat di Groningen, un ragazzo è stato ricoverato in ospedale per trauma cranico dopo che un collega gli aveva camminato sulla testa. Altri tre studenti sono stati ricoverati ad Amsterdam dopo aver nuotato nei canali o dormito in mezzo ai cassonetti.

Non mancano di certo gli episodi di razzismo e sessismo.  Nel 2016 la confraternita di Groningen ha  stilato una “banglist” , ovvero una “lista della spesa delle studentesse” contenente foto, numeri di telefono e commenti di natura sessuale sulle giovani matricole donne. 

Nonostante i tentativi delle Università di giustificare le denunce, sottolineando che le confraternite non sarebbero più quelle di una volta, sorge il dubbio che non si tratti solo di “incidenti di percorso”, ma il problema sia strutturale. Thijs Lijster, docente di filosofia all’Università di Groningen è molto critico con questa forma associativa: “Le Studentcorpora”, racconta il professore, “sono un riflesso del nostro mondo in miniatura: per far parte di queste associazioni, devi dimostrare costantemente di avere un enorme senso del rispetto per l’autorità e per chi è al di sopra di te e allo stesso tempo prevaricare chi è al di sotto.”

Libro esposto alla finestra della confraternita più antica dell’Aia.

Un tempo le studentcorpora erano ambienti elitisti e chi ne faceva parte entrava poi facilmente nella classe dirigente del paese. Al giorno d’oggi, il professore Lijster spiega come “abbiano subito un processo di democratizzazione a cui hanno contribuito anche le università, ma mantengono quello stampo elitista a causa dei meccanismi discrezionali di ‘filtro’ per accedervi”.

Nonostante molte di queste associazioni si dichiarino aperte a tutti, i riti di iniziazione fanno in modo di selezionare non solo un certo tipo di personalità ma anche di evitare l’inserimento di internazionali o ragazzi provenienti da diversi background culturali. 

Marta*, una studentessa internazionale, ha fatto parte per un periodo di una confraternita: era un club di canottaggio e nonostante l’accoglienza calorosa, la barriera linguistica è stata fin da subito un modo per emarginarla. “Non sapendo l’olandese, era difficile capire i comandi quando eravamo in canoa. Ho cercato di impararli a memoria, ma appena sbagliavo c’era qualcuno che mi urlava contro. Anche quando andavamo a festeggiare assieme dopo gli allenamenti, parlavano tutti esclusivamente in olandese”.

Piccole cose ma la questione si è fatta più seria quando, dopo un periodo di prova durato 6 settimane, è arrivato il weekend dedicato ai riti di iniziazione. “Mi hanno vietato di parlare in inglese per tutto il weekend, mi hanno sequestrato il telefono senza nemmeno la possibilità di avvisare i miei genitori. Ero l’unica ragazza non olandese e mi hanno detto solo successivamente che partecipare era facoltativo. In realtà, se vuoi essere parte del gruppo, lo devi fare.” 

Ossessione per la cultura competitiva e un’asticella spostata sempre una tacca oltre: “per entrare in queste associazioni devi avere un certo tipo di personalità e dimostrare sempre quanto vali. Ritirarsi non è un’opzione così facile, un po’ per la pressione da parte degli altri compagni, un po’ per la famiglia che magari ne ha fatto parte a sua volta e un po’ per la voglia di riscatto sociale, come la vicenda dl ragazzo belga che purtroppo è finita in tragedia.”, dice ancora il docente.

“Durante i rituali, ci hanno portato in un bosco, bendati e fatti cantare canzoni in olandese di cui io non sapevo il significato. Questo veniva usato chiaramente contro di me. I veterani hanno poi iniziato a impartire ordini in olandese, come servirgli da bere e da mangiare. Se io non capivo, minacciavano di punirmi”, racconta Marta, che dopo questa esperienza ha deciso di allontanarsi dalla confraternita che in ogni caso, ancora adesso teme per le ripercussioni a livello sociale o per il suo futuro lavorativo, qualora parlasse troppo di quel club.

La domanda che sorge spontanea è perché le matricole accettano di sottoporsi alle più pesanti umiliazioni pur di diventare membri di questi gruppi? Secondo Marta in molti vogliono essere parte di una confraternita, per i vantaggi futuri che ne potrebbero derivare. “In un colloquio di lavoro l’esperienza della confraternita dimostra la capacità di vivere in gruppo, ricevere ordini e rispettare la gerarchia” afferma. Ma non solo, le associazioni ti offrono una rete di contatti, essendo spesso finanziate da importanti società, conclude Lijster.

 

 

* Marta è un nome di fantasia, la redazione è a conoscenza dell’identità della fonte.