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ART

Two in a Coffin, come ti allago la galleria

All'inaugurazione, il pavimento è stato solo parzialmente asciugato, così le due artiste hanno installato tappetini antiscivolo e lasciato che i visitatori della galleria ci camminassero sopra



Per “Two in a Coffin”, la mostra al piccolo spazio Marwan di Amsterdam conclusasi il 7 ottobre, le artiste Valentina Curandi e Isabelle Sully hanno deciso di allagare la galleria.

Sully, originaria dell’Australia, vive a Rotterdam e si è diplomata al Dutch Art Institute di Arnhem, dove lei e l’italiana Velentina Curandi si sono incontrate per la prima volta.

Come scrive John Chiaverina su ARTnews, tre giorni prima dell’inaugurazione all’inizio di settembre, le due donne hanno intrapreso con cura un processo tecnico che ha coinvolto molti secchi di limo, riempiendo lo spazio con una miscela di argilla umida profonda circa due centimetri.

All’inaugurazione, il pavimento è stato solo parzialmente asciugato, così le due artiste hanno installato tappetini antiscivolo e lasciato che i visitatori della galleria ci camminassero sopra. “È divertente come la gente si impegni”, racconta Sully. “Molti bambini ci si sono tuffati fino ad essere coperti dall’ argilla. La linea di confine tra ciò che un’opera d’arte significa o meno, è stata completamente ignorate. Altre persone ci sono appena entrate e altre l’hanno intesa davvero come un tipo di confine scultoreo”.

La mostra prende il nome dal periodo del XIX secolo quando per partorire si è introdotto il ricovero ospedaliero, con medici maschi che hanno preso il posto delle ostetriche in tutta Europa. La mancanza di abilità ed esperienza del medico sul campo ha portato ad un aumento del tasso di mortalità: le morti aumentarono a tal punto che le donne venivano spesso sepolte in coppia. La mostra comprende una scultura in cartone che prende la forma di una bara. L’opera funge anche da dispositivo per riprodurre l’audio da un video proiettato che documenta le trattative tra gli artisti e i galleristi prima della mostra. Tutti e quattro indossano una Go-Pro in testa mentre sfogliano i dettagli della mostra, tra consapevolezza e tensione. “È stato interessante da subito perché le prime domande riguardavano la sicurezza”, ha detto Sully.

Il video ha portato alla creazione di una nuova politica di sicurezza che è stata realizzata attraverso una sovvenzione del Fondo di Amsterdam per le arti. Come spiegato in un testo a parete, gli artisti sono stati in grado di istituire un nuovo fondo per la salute e la sicurezza sul lavoro che fornisce uno stipendio per ogni futuro creativo che vorrà adottare una misura di sicurezza per il proprio spettacolo. La questione della sicurezza all’interno delle comunità artistiche e culturali può essere molto complessa. A differenza di altre sedi istituzionali più regolamentate, le gallerie sono spesso gestite senza certe precauzioni.
“Possiamo realizzare cose che hanno certe libertà artistiche o estetiche”, ha detto Sully ma qual è la linea di demarcazione tra sicurezza espressiva e tutela dei corpi dei visitatori?” ha detto Susy.

Fuori dallo spazio, per strada, un suono nascosto rimbomba da una griglia. Il pezzo vede un attore radiofonico olandese molto drammatico che legge ad alta voce una sceneggiatura che tratta, tra le altre cose, la storia moderna della proprietà delle donne. “L’intero sistema di scaffali è aperto, così il suono si diffonde nel magazzino e lo si sente chiaramente anche da lì”, ha detto Sully. “Quindi il suono viene interiorizzato e inghiottito dall’edificio”.






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