The Netherlands, an outsider's view.

The Netherlands, an outsider's view.

di Martina V.

 

La petizione lanciata da UN Women Nederland  50:50 kabinet per chiedere a M. Rutte di allinearsi a Francia e Canada e dar vita ad un esecutivo composto per meta’ da donne, aveva raggiunto 11.000 firme.

Nulla da fare, ha detto il premier: sarebbe stato bello avere più donne nell’esecutivo ma ciò che conta sono le competenze, no? Il Rutte III è formato da 14 uomini e 10 donne, un rapporto un po’ piu’ basso di quello del Rutte II. Non vanno meglio le cose alla Tweede Kamer, dove nel 2010 il 46% dei parlamentari erano donne e sette anni dopo sono solo il 38%.

Ma la diversita’ di un governo non la fa solo il genere. Gli olandesi, campioni di diversiteit beleid, protocolli di diversita’, ci insegnano cha quest’ultima non si definisce solo in base a quanti uomini e quante donne sono in un’organizzazione. Bisogna contare i rappresentanti di minoranze etniche e religiose, i disabili, gli omosessuali, i genitori single, gli over 55 per capire se un’organizzazione è davvero lo specchio della società che dovrebbe rappresentare.

Nel Rutte III nessun esponente ha origine extra-europea. Le “straniere” del Rutte III sono Kasja Ollongren (D66), ex sindaco ad interim di Amsterdam e ora vice-primo-ministro del Regno, che ha la doppia cittadinanza svedese-olandese e  Barbara Visser (VVD), nata in Croazia da padre olandese. Di ministro o segretario di stato con niet-westerse afkomst, invece, neanche l’ombra.

Certo in questo esecutivo di visi pallidi, la Ollongren è campionessa di diversità: oltre ad essere mezza svedese è pure omosessuale, sposata e con prole. Con prole ma non sposata e addirittura single è invece l’altro vice-primo-ministro, Carola Schouten, del cristianissimo ChristenUnie. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

Su una punto, però, Mark Rutte ha ragione: competenza e diversità non sono necessariamente sinonimi. Prendiamo il caso di Siegrid Kaag (D66), lei sarebbe stata una olandesissima e perfetta ministra degli esteri: diplomatica poliglotta, madre di quattro figli, alto funzionario e capo dell’unica missione internazionale di successo intrapresa in Siria dall’inizio della guerra, la missione congiunta OPAC (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche) e ONU che ha messo in sicurezza e poi distrutto l’arsenale chimico di Assad. Le sue indubbie competenze, però, non sono bastate ad assegnarle l’ambito dicastero, che è finito tra le mani del burocrate Zijlstra (VVD), mentre la piu’ esperta Siegrid si è dovuta accontentare dell’altra metà della poltrona, quella meno prestigiosa della cooperazione internazionale e del commercio estero.

Sul piano oggettivo delle competenze, quindi, tra i due non c’è partita. Allora perchè Rutte ha optato per la scelta meno ovvia? Qui le ipotesi sono due: Zijlstra è stato preferito perche’ appartiene ad una minoranza, venendo dalla Frisia, oppure Kaag è un po’ troppo a favore dell’accoglienza dei rifugiati. Non vorremmo suonare maliziosi ma la seconda ipotesi appare la più credibile.

Se ne va sbattendo la porta Jet Bussemaker (PvdA), ministro dell’educazione del Rutte II, che ha combattuto per far uscire le donne olandesi dall’autosegregazione nel mondo del lavoro. Il suo lavoro per incrementare di qualche punto quel misero 10% di donne dirigenti nelle aziende del regno era mosso certamente da nobili intenti ma i risultati sono stati scarsi, come il database ‘topvrouwen” da cui le stesse aziende avrebbero dovuto attingere le loro top manager.

A chi gli ha chiesto su Twitter una spiegazione sulle motivazioni delle sue scelte ministeriali in fatto di donne, il 20 ottobre scorso Rutte ha cinguettato Ik had meer vrouwen willen hebben maar kwaliteit geeft de doorslag”, avrei voluto piu’ donne (nel governo) ma alla fine la qualita’ ha prevalso. Chissà perchè non ci convince.