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Aalsmeer è un paese a 15 chilometri a sud di Amsterdam. È famoso per la pesca dell’anguilla, da cui prende il nome, e la floricoltura: ad Aalsmeer si svolge infatti il Bloemenveiling, la più grande fiera al mondo di fiori.

Nel 2008 il Bloemenveiling si è fuso con la cooperativa Flora Holland: gigantesche sale piene di fiori, un edificio per le aste di 860.000 metri cubi, sei succursali e un fatturato di 4 miliardi di euro l’anno. 

Ogni giorno migliaia di camion refrigerati trasportano tonnellate di fiori, un bene altamente deperibile e soggetto a meno controlli, in giro per l’Europa. La tentazione di non limitarsi alle sole rose e tulipani potrebbe essere tanta.

La saga dei Crupi e il Boss dei due mondi

Quando Vincenzo Crupi atterra a Schiphol il suo umore è pessimo. Non sono tanto le sette ore di volo ad averlo infastidito, ma l’esito di una riunione convocata di corsa a Toronto. Quattro famiglie tutte originarie di Siderno, località di mare sulla costa calabrese, sono in subbuglio.

Il 26 aprile 2014 il 56enne Carmine Verducci è stato ucciso in un bar di Woodbridge, sobborgo a nord di Toronto. Secondo Crupi dietro l’omicidio ci sono due membri della famiglia Figliomeni, originari di Siderno ma latitanti in Canada.

I dettagli della vicenda sono ricostruiti con precisione dai giornalisti Stan de Jong e Koen Voskuil nel libro Maffia Paradijs.

Ad Aalsmeer, città in cui vive dagli anni ’80, Vincenzo Crupi corre a riferire a suo cognato, Vincenzo Macrì. 

Un cognome che fa tremare i polsi ancora oggi. Antonio Macrì, emigrato in Canada negli anni ’70, era infatti conosciuto come il “boss dei due mondi”: viene ucciso nella cosiddetta prima guerra di ‘ndrangheta nel 1975. Il suo nome però ancora oggi viene speso come garanzia per condurre affari.

Crupi racconta a Macrì di essere preoccupato per come stanno andando le cose: il basso profilo che hanno coltivato per anni è a rischio. Crupi è il primo a saperlo bene. Non veste griffato e non ha neanche un cellulare di ultima generazione. 

Ad Aalsmeer Vincenzo Crupi possiede una propria azienda floricola. Ogni giorno riceve piante e fiori da Kenya, Nuova Zelanda, Etiopia ed Ecuador e le rivende in Italia. L’azienda di Crupi è uno delle più grandi. In Italia la sede della Krupy srl è a Borgo San Michele a Latina, punto di riferimento per il mercato florovivaistico nel meridione. La gestisce Giuseppe, il più giovane dei fratelli. 

Nei fine settimana, spesso, i fratelli Crupi ritornano in aereo a Siderno, dove sono considerati dei benefattori: aiutano i più bisognosi e regalano dentiere a chi non se le può permettere. Fin qui sembrerebbe solo una bella storia di successo.

Operazione Levinius

Nel 2013 Nicola Gratteri, allora procuratore aggiunto tra i pionieri nelle indagini contro le ‘ndrine, lavora a stretto contatto con i suoi colleghi olandesi del Dipartimento Nazionale di Investigazione Criminale, che battezzano l’inchiesta sui Crupi “Operazione Levinius”.

Gli agenti olandesi hanno piazzato, nella massima segretezza, telecamere e microfoni negli uffici della ditta di fiori dei Crupi. Gli ignari fratelli parlano apertamente di traffico di cocaina, del furto di cioccolato e di un omicidio sventato nei Paesi Bassi. Vincenzo e Giuseppe Crupi devono essere pezzi grossi nell’organizzazione del clan Commisso, concludono gli investigatori. 

I legami di parentela stanno lì a testimoniarlo. Vincenzo Crupi è sposato con Concetta Macrì, figlia del superboss Antonio. Suo fratello Giuseppe è l’ex marito di Gisella Commisso, la sorella di due potenti capi.

Gli inquirenti che hanno nascosto i gps sui camion pieni di fiori e droga non hanno fretta. Aspettano che i carichi arrivino in Italia prima di intercettarli. Quando tre camion vengono bloccati a Bologna, Cupri s’insospettisce e decide di assumere un nuovo corriere, Arben.

Ma le cose non migliorano. Un borsone pieno di cocaina e cellulari viene sequestrato nella periferia di Roma. Il destinatario era Emanuele Cilia, esponente di Cosa Nostra attivo nella capitale.

Il gruppo di Siderno

Tra le organizzazioni criminali la ‘ndrangheta è la meno conosciuta: prima della strage di Duisburg in Germania nel 2007, era ancora considerata la versione “povera” della mafia siciliana: rapimenti a dorso di mulo e delitti d’onore. Eppure l’ndrangheta, coniugando innovazione e logiche tribali, muove decine di miliardi di euro in tutto il mondo grazie soprattutto al traffico di cocaina.

Il cosiddetto “Siderno Group“, come poi è emerso durante i procedimenti “Crimine” e “Infinito”, è uno dei “locali” – il nome delle articolazioni territoriali di cui si compone l’organizzazione e che rispondono ai tre mandamenti – più potenti: negli anni è stato capace di intavolare trattative con i narcos venezuelani, stoccare grossi carichi di cocaina in Africa ed eludere i controlli portuali in mezza Europa corrompendo gli agenti doganali.

Le cose non girano più

Per anni il metodo dei Crupi è sempre stato lo stesso: piccoli carichi, tra i 5 e gli 11 chili di cocaina alla volta in cambio di contanti che viaggiano in direzione inversa, da Latina verso Aalsmeer. Lo smurfing, il trasporto di piccole quantità, è una tattica deliberata e vincente. O almeno lo è stata finora.

Oltre ai fiori, Crupi inizia a commerciare anche in cioccolato risultato poi rubato. Nel 2014 250 tonnellate di cioccolatini della Lindt, da mesi in un magazzino refrigerato in Italia, arrivano in parte anche a Vincenzo che intende smistarli in Ungheria. Quando il carico viene intercettato dalla polizia sull’autostrada a Utrecht, i Crupi avrebbero più di qualche motivo per preoccuparsi.

Lo strano caso dei fratelli Ballegooijen

Nel settembre del 2015, il quotidiano Het Parool pubblica la notizia dell’indagine in corso sulle infiltrazioni mafiose nel mercato dei fiori di Aalsmeer.

I fratelli olandesi John e Jan van Ballegooijen raccontano di essere stati truffati da un certo Mike, un intermediario italiano: dopo aver spedito rose e piante da appartamento per San Valentino per l’equivalente di 3 milioni d’euro, Mike non risponde alle richieste di pagamento.

La cosa è strana perchè la ditta per cui lavora Mike è sempre stata un’ottima pagatrice, come risulta dai documenti negli uffici della Royal Flora. Fino a quel momento gli affari eran andati a gonfie vele. I Ballegooijen decidono di girare tutta l’Italia per cercare di recuperare i loro soldi, ma ben presto capiranno che non li avrebbero mai più visti: Mike li avrebbe minacciati dicendo loro di essere un membro della ‘ndrangheta.

Pochi mesi dopo, Mike, al secolo Gianluca Racco, uomo vicino ai Commisso, viene arrestato in Olanda ed estradato in Italia, dove viene condannato all’ergastolo per un omicidio risalente al ’99 e poi assolto lo scorso anno. Anche grazie all’abilità del suo difensore e del codice penale fascista Rocco, il quasi omonimo Racco beneficia prima di una riduzione della pena per gli altri reati imputati e poi dell’anticipata scarcerazione nel giugno del 2021.

Anche Vincenzo Crupi risulta essere coinvolto nel caso di frode. È il comproprietario della società di trasporti che ha portato i fiori di John van Ballegooijen in Italia. I fratelli, che si dichiarano estranei ai fatti, intraprendono un’azione legale contro gli olandesi. I Ballegooijen sono in bancarotta e, di nuovo a Het Parool, confessano di non sentirsi tutelati dalla giustizia olandese.

Don Vincenzo dice di no

Il pool investigativo olandese continua con le intercettazioni telefoniche nel 2013 e 2014. Sembra che ci sia una controversia tra un’azienda di fiori di Rijsenhout e un compratore italiano, Antonio di Napoli di Latina. L’italiano avrebbe pagato la compagnia olandese con assegni falsi. L’importo in questione era di quasi centomila euro.

Anche un tale Domenico B. sembra essere coinvolto. B. è imparentato con i fratelli Crupi e vive a Kudelstaart, non lontano dall’asta dei fiori. È una mattina presto del novembre 2013 quando B. riceve ospiti indesiderati alla porta. Due tipi che vengono a regolare un conto. Lo colpiscono con calci e lo lasciano sanguinante sulla soglia.

Quando B. denuncia l’aggressione alla polizia il 15 novembre, dice di sapere chi ci fosse dietro, ossia i Rijsenhout. Dopo il raid, B. vorrebbe vendicarsi: la politie intercetta la telefonata e scopre che B. vorebbe attirare un impiegato della compagnia di fiori – presumibilmente Jaap Kooijker – in una stanza d’albergo per ucciderlo, come raccontano Stan de Jong e Koen Voskuil.

Ma Vincenzo Crupi è pronto di nuovo a intervenire. Un omicidio attirerebbe troppa attenzione. Anche se don Vincenzo non può materialmente proibire l’assassinio – del resto Domenico B. è un parente acquisito – lo esorta a non farlo. Un anno dopo, tuttavia, la faida non è ancora dimenticata. Nel novembre 2014, Domenico chiama il membro del clan Salvatore Vergine in Italia e confessa di voler eliminare Kooijker.

La polizia olandese ascolta la conversazione e decide che è ora di “intervenire”. La squadra investigativa non arresta nessuno ma si limita a informare Jaap Kooijker e ad avvertire anche Domenico B. che la polizia è al corrente dei suoi piani.

L’arresto dei Crupi

Vincenzo Crupi non può quasi più stupirsi quando, il 26 marzo 2015, la polizia fa irruzione nella ditta di fiori e nelle case di molti impiegati italiani in Olanda. Gli uomini della polizia e del Servizio di Investigazione Fiscale mettono le mani sulle carte dell’amministrazione: ci sono contanti per decine di migliaia di euro e ci sono ancora bancali pieni di cioccolato. A casa di Domenico B. una Beretta col numero di serie limato. B. scarica la colpa su Gianluca Racco, al quale aveva dato responsabilità durante la latitanza.

Passerà del tempo prima che Vincenzo Crupi, suo fratello Giuseppe, Vincenzo Macrì e Domenico B. vengano arrestati. Gratteri sta lavorando a un piano più grande. Il procuratore ha passato anni a cercare di capire le connessioni del clan Commisso in Italia, Canada e Paesi Bassi. 

Solo quando tutto sarà pronto, nel settembre del 2015, centinaia di agenti arresteranno 48 persone in tre paesi differenti. Un duro colpo inferto al clan Commisso.

Vincenzo Crupi è in Italia quando viene arrestato. L’uomo forte in Olanda dal 1988, viene accusato di traffico di droga, ricettazione, riciclaggio di denaro e appartenenza alla ‘Ndrangheta. Il suo avvocato Giuseppe Belcastro vede le cose in modo completamente diverso. Sostiene che il suo cliente sia innocente. Secondo Belcastro, Crupi è un onesto uomo d’affari.

Dal 2015 a oggi

L’operazione ha salvato l’asta dei fiori di Aalsmeer dalle grinfie della mafia? Nel 2017 i commercianti si dicono sicuri che il traffico di droga passi ancora per la fiera di Aalsmeer. E non è detto che ciò avvenga attraverso un giro di nuovi volti.

Quando uno dei fratelli è stato rilasciato su cauzione, nel settembre 2016, è tornato subito ad Aalsmeer, racconta un testimone. Uno dei principali aiutanti di Crupi è stato anche avvistato vicino all’asta, raccontano ancora i grossisti di fiori.

Nell’autunno 2015, subito dopo l’arresto dei fratelli, la figlia di Giuseppe Crupi ha sposato un giovane di Siderno. Le sale barocche del matrimonio erano tappezzate di rose bianche provenienti dall’Olanda.

Non molto tempo dopo le nozze, il genero ha aperto un negozio di fiori a Siderno con un nome olandese, ma si dice estraneo a qualsiasi fatto di ‘ndrangheta. L’ex personale di Vincenzo Crupi lavora ora per un’altra azienda, che è stata rilevata da un calabrese.

Non si sa se e come le autorità olandesi stiano ancora indagando sulle influenze mafiose ad Aalsmeer. Fatto è che i Paesi Bassi hanno lasciato l’azione penale completamente all’Italia. Senza contare che il reato di appartenenza mafiosa (con pene fino a 24 anni in caso di attività internazionale) è previsto solo dalla legislazione italiana.

La rivoluzione in appello

L’inchiesta “Acero-Krupy”, coordinata dalla Dda, porta ai due processi contro i Crupi: a Roma e a Reggio Calabria. La magistratura nel frattempo ha sequestrato 30 milioni di euro. Si è scoperto che la famiglia Crupi ha investito in 13 aziende di fiori, 36 terreni agricoli, 21 fabbricati e magazzini, 22 appartamenti, due alberghi, 1 centro sportivo, 33 veicoli e 26 conti bancari. Diverse persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sui Crupi sono state bandite a vita dall’asta dei fiori di Aalsmeer.

Nel 2019 la Corte d’Appello di Roma ha fatto cadere l’imputazione più grave per gli indegni: quella che riguardava l’associazione a delinquere.

Nel giugno 2020, però, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha rideterminato le pene per le 37 condanne ai danni dei Crupi. Antonio Crupi, condannato a 6 anni in primo grado, è stato assolto. Francesco Crupi, ha ottenuto un ridimensionamento della pena di 4 anni. Giuseppe passa da 15 anni e 4 mesi del primo grado a 8 anni. Vincenzo Crupi, condannato inizialmente a 20 anni, ha ottenuto una riduzione a 8. don Vincenzo oggi è detenuto presso la Casa circondariale de L’Aquila in regime di 41 bis.