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Tribunale per il Libano, verdetto del caso Hariri previsto per il 7 agosto

Author pic: Vincent van Zeijst  Source: Wikipedia License: CC BY-SA 3.0

Il Tribunale Speciale dell’ONU per il Libano (TSL) ha annunciato che emetterà il proprio verdetto sull’assassinio dell’ex Primo Ministro Rafiq Hariri il prossimo venerdì 7 agosto. La pronuncia pubblica della sentenza sul caso Ayyash et al. (STL-11-01) avrà luogo alle ore 11:00.

I giudici hanno specificato che la sentenza sarà emessa nell’aula del Tribunale con parziale partecipazione virtuale. “A causa del Covid-19 e in linea con le misure nazionali dei Paesi Bassi, solo un numero limitato di membri dei media avrà accesso alla galleria pubblica e al centro dei media del TSL”, ha dichiarato il TSL.

La sentenza era inizialmente prevista per metà maggio, ma è stata in seguito posticipata a causa della pandemia. Hariri, Primo ministro del Libano fino alle sue dimissioni nel 2004, venne ucciso il 14 febbraio 2005, quando un attentatore suicida fece esplodere un furgone vicino al suo convoglio corazzato sul lungomare di Beirut.

Oltre ad Hariri, altre 21 persone persero la vita nell’attacco e 226 rimasero ferite. I sospetti ricaddero inizialmente sulla Siria, da tempo molto influente nel Paese.

Il Tribunale venne creato nel 2007 con una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su richiesta del Libano. Quattro sospetti membri di Hezbollah – organizzazione paramilitare libanese creata nel 1982 e successivamente divenuta partito politico sciita – vennero processati dal 2014 con l’accusa di aver avuto un ruolo chiave nell’attacco.

Salim Ayyash è accusato per aver coordinato l’attacco. Assad Sabra e Hussein Oneissi avrebbero poi inviato un falso video alla rete televisiva Al-Jazeera rivendicando la responsabilità per conto di un gruppo apparentemente inventato. Hassan Habib Merhi è infine accusato per aver preso parte alla pianificazione dell’attacco.

La presunta mente dietro l’attacco, il comandante militare di Hezbollah Mustafa Badreddine, venne condannato dal Tribunale. Si ritiene però che sia morto mentre guidava le forze del gruppo in lotta contro il regime siriano nel maggio 2016.

Il capo del Partito di Dio Hassan Nasrallah ha rifiutato di consegnare i sospettati e ha invitato il Tribunale a “non giocare con il fuoco”. Nel frattempo, il leader siriano Bashar al-Assad ha affermato che il Tribunale è uno strumento per “fare pressione su Hezbollah”.

L’assassinio di Hariri ha cambiato il volto del Libano, scatenando un’ondata di manifestazioni che hanno portato al ritiro delle forze siriane dal Libano dopo 30 anni. Tuttavia, il processo rimane un tema particolarmente delicato in Libano, Paese politicamente instabile e paralizzato dalla peggiore crisi economica dalla guerra civile del 1975-1990.

Secondo quanto dichiarato dall’accusa durante il processo, Hariri sarebbe stato assassinato perché percepito come una “grave minaccia” per il controllo siriano del Paese e per la sua posizione filo-occidentale. L’intero caso si è svolto con i sospetti processati in contumacia.

Il figlio di Rafiq Hariri, Saad, che divenne Primo ministro del Libano dopo la morte del padre, ha dichiarato in più occasioni la volontà di “fare giustizia”, senza alcun desiderio di vendetta. Finora, il Tribunale ha raccolto informazioni da parte di oltre 300 testimoni, per un totale di 144mila pagine di prove – a un costo stimato di almeno 600milioni di dollari dall’inizio della sua attività nel 2009.

Nel 2019 il Tribunale ha aperto un secondo caso, accusando il principale sospettato Ayyash di terrorismo e omicidio per attacchi morali contro dei politici condotti nel 2004 e 2005.