Author: Michael Büker Source: Wikipedia License: CC BY-SA 3.0

Alcune testimonianze ai processi del Tribunale dell’Aja hanno rivelato come dozzine di ufficiali e truppe serbe siano state coinvolte nell’uccisione di centinaia di persone nei villaggi kosovari di Meja e Korenica nel 1999, anche se nessuno di loro è mai stato incriminato. Il 27 Aprile del 1999, Lush Krasniqi e la sua famiglia avevano passato quasi tutta la giornata nel giardino di casa a Ramoc, villaggio nell’Ovest del Kosovo, mentre il rumore delle sparatorie nei villaggi vicini di Meja e Korenica, si facevano sempre più intensi, scrive Balkans Insight

Dalla loro casa sopra una collina hanno potuto vedere molti edifici bruciare. Al tramonto, un’unità militare della polizia serba ha circondato le case.  Gli occhi di Krasniqi si sono riempiti di lacrime quando ha ricordato il momento in cui le truppe hanno preso i suoi fratelli Pashk e Mark e lo zio Pjeter.  “Ci hanno ordinato di andarcene, dicendoci di fermarci al checkpoint tra Meja e Korenica,” ha raccontato Krasniqi a BIRN. Come è sceso il crepuscolo e Krasniqi si è incamminato verso il checkpoint con il resto della sua famiglia e i vicini di casa, lungo la strada hanno visto cadaveri e case bruciare. 

“Grazie alla luce delle fiamme, abbiamo visto militari e la polizia sulla strada e almeno 10 persone straiate nel campo vicino alla strada”, ha detto.  Al checkpoint, hanno ordinato loro di dare alla polizia tutti i soldi e gioielli che avessero, e allontanarsi verso l’Albania. 

Gli attacchi delle forze serbe su Meja e Korenica si sono verificati un mese dopo che la NATO ha iniziato a bombardare la Yugoslavia, bombardamenti che puntavano alla fine della campagna militare in Kosovo del Presidente Slobodan Milosevic.  Come la NATO ha intensificato gli attacchi aerei, allo stesso modo lo fecero l’esercito e la polizia serba con le loro operazioni, uccidendo ed allontanando dal paese gli albanesi kossovari. 

Secondo il verdetto tramandato dal Tribunale Penale Internazionale dell’Ex Yugoslavia (ICTY) nei casi contro gli ufficiali militari e di polizia serba, l’attacco ai due villaggi faceva parte di un’operazione militare chiamata Reka, in cui l’esercito yugoslavo, la polizia serba e paramilitari hanno ucciso almeno 377 civili, di cui 36 minorenni. Centinaia di persone furono espulse nella vicina Albania e 13 persone sono ancora dichiarate disperse. 

“Successivamente abbiamo realizzato di essere gli ultimi ad essere stati deportati e i membri della mia famiglia gli ultimi ad essere uccisi”, ha detto Krasniqi.  Un testimone anonimo -un ufficiale di polizia serba- ha detto alla ICTY che i familiari di Krasniqi sono stati uccisi poco dopo essere arrivati alla caserma di polizia. 

L’analisi delle prove del Tribunale dell’Aja da parte di BIRN ha rivelato che più di 30 persone erano coinvolte nelle uccisioni -uno dei più grandi massacri della guerra in Kosovo- e non hanno fatto nulla per fermare o punire coloro che avevano commesso questi crimini. 

Nonostante le prove, nessuno di questi è mai stato punito per i massacri a Meja e Korenica. Tutti loro sono ancora liberi in Serbia, Montenegro o Slovenia.  Le rimanenti vittime del massacro sono state trovate 15 anni dopo in fosse comuni in un centro di addestramento della polizia nel sobborgo di Batajnica a Belgrado. Potrebbe essersi trattato di  una vendetta per aver ucciso dei poliziotti serbi.

Cinque alti funzionari serbi sono stati condannati dall’ICTY nel 2014 per crimini in Kosovo tra cui le uccisioni di Meja e Korenica – Nebojsa Pavkovic, comandante della Terza armata, Vladimir Lazarevic, comandante del Corpo di Pristina, Dragoljub Ojdanic, capo dello stato maggiore della Esercito jugoslavo e Sreten Lukic, capo di stato maggiore del ministero degli interni serbo incaricato del Kosovo, e viceministro degli interni Vlastimir Djordevic.

Un anno dopo, l’Interpol emise un “avviso rosso” chiedendo l’arresto di 17 persone per crimini commessi a Meja e Korenica. Nella lista c’erano sospetti già menzionati in testimonianza all’ICTY – Dimitrije Rasovic, Predrag Stojanovic, Momir Stojanovic, Nikola Micunovic, Sreten Camovic e Zivko Vuksanovic.

Tuttavia, gli altri 11 nomi sono stati rivelati dall’Interpol per la prima volta: Muharem Ibraj, Miras Gegovic, Momcilo Stijovic, Dragan e Aleksandar Pekovic, Miso Popovic, Lazar Draskovic, Zoran Mirkovic e Momcilo, Milutin e Miladin Novakovic.

Altri testimoni dell’esercito jugoslavo hanno confermato che gli eventi a Meja e Korenica facevano parte di una più ampia campagna di pulizia etnica volta all’espulsione degli albanesi del Kosovo.

Nessun ex ufficiale menzionato nelle dichiarazioni dei testimoni dell’ICTY è mai stato accusato di coinvolgimento nel massacro di Meja e Korenica. La procura serba per i crimini di guerra ha avviato un’indagine sugli incidenti a Meja, Korenica e altri cinque villaggi nell’area di Djakovica / Gjakove. Delle quattro persone indagate, una è morta nel frattempo e le indagini sulle altre sono state interrotte nel 2019 “perché non esistono prove sufficienti per le accuse”.

L’accusa ha rifiutato di dire a BIRN chi era sotto inchiesta, ma i media serbi hanno riferito che i tre sospetti sopravvissuti erano Momir Stojanovic, Sreten Camovic e Nikola Micunovic.