Gli albanesi che hanno deciso di testimoniare contro l’Esercito di liberazione del Kosovo (KLA), temono che le loro identità saranno rivelate in seguito al furto di documenti dalla Corte per i crimi di guerra dell’Aja.

Mehmet si accende una sigaretta e fa lunghe pause tra le parole. “Ho passato la maggior parte della mia vita a nascondermi. Prima dai Serbi, poi da quelli che mi accusavano di fare parte della LDK [Lega Democratica del Kosovo, partito politico]. Alla fine, mi hanno incolpato pure di essere un traditore. Ora non mi importa più di nulla,” dice.

Sono passati più di 21 anni da quando Mehmet (nome d’invenzione) è stato rapito e torturato dai guerriglieri del KLA in una prigione segreta, sulle montagne a nord dell’Albania.

Lui è un albanese del Kosovo e il suo peccato, secondo i combattenti del KLA, è stato quello di aver supportato il partito rivale, LDK, durante le rivolte contro il regime di Slobodan Milosevic (1998 -1999).

Il BIRN non può rivelare i connotati di Mehmet, né il luogo in cui si trova per motivi di sicurezza.

È stato già interrogato due volte dal Tribunale speciale per il Kosovo con sede a l’Aja. Lì, ha dovuto parlare dei suoi torturatori, che lui identifica con membri del KLA. La guerriglia dell’Esercito di liberazione del Kosovo, è finita con una vittoria nel 1999, grazie all’appoggio decisivo da parte della NATO. 

Mehmet ha accettato di deporre in tribunale, all’Aja. Il tribunale speciale è stato istituito per processare gli ex combattenti del KLA per crimini commessi durante e dopo la guerra. Nonostante sia un testimone sotto protezione, però, Mehmet non ha ritenuto necessario la ricollocazione fuori dal Kosovo per la sua sicurezza.

Cos’è successo? Ecco i fatti

Tuttavia, l’Organizzazione dei veterani del KLA ha di recente dichiarato di aver ricevuto, presso il loro ufficio a Pristina, più di 4000 file rubati dall’Aja. Un anonimo avrebbe consegnato i documenti in questione. Affermano anche che, tra il materiale ricevuto, compare una lista di testimoni. Ora Mehmet ha paura.

“Ho spiegato agli investigatori cosa è successo a me e a molti altri. È stato un inferno. Ora, per il bene della mia famiglia, non voglio più essere citato e incorrere in ulteriori problemi. Ma ho paura che, a questo punto, sappiano già il mio nome,” ha detto.

Il caso di Mehmet fa ben capire che la protezione dei teste in Kosovo è una sfida ardua. In un paese così piccolo e coeso, è difficile tenere segrete le identità dei testimoni e, soprattutto, tenerli lontani da casa e dalle proprie famiglie.

La protezione dei testimoni è una delle principali preoccupazioni del Tribunale Speciale dell’Aja. In passato, infatti, è già successo che soggetti chiamati a deporre riguardo la guerra in Kosovo (al Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia ICTY o presso tribunali nazionali) venissero minacciati.

Il Tribunale Speciale ha reagito immediatamente alla fuga di informazioni. La polizia Europea Eulex ha arrestato i leader dell’associazione veterani del KLA, Hysni Gucati and Nasim Haradinaj. I due sono ora sotto custodia all’Aja, per rispondere delle accuse.

Gucati e Haradinaj si sono rivolti ai media locali, chiedendo loro di pubblicare i documenti trapelati dall’Aja. Essi sostengono che i file provino la imparzialità del tribunale, che secondo loro si schiera contro gli albanesi del Kosovo.

Il tribunale è legalmente parte del sistema giuridico del Kosovo, anche se si trova in Olanda. Molti albanesi del Kosovo la vedono, però, come un insulto alla guerra di liberazione combattuta dal KLA contro il regime repressivo di Milosevic. Il tribunale sarebbe, secondo loro, nato sotto la pressione degli alleati occidentali.

Per ora, nessun media kosovaro ha pubblicato le informazioni fornite dai veterani del KLA.  Tuttavia, il canale della televisione albanese Top Channel TV ha minacciato di trasmettere parti dei documenti contenenti estratti del processo al Presidente del Kosovo Hashim Thaci, accusato di crimini di guerra.

I testimoni ora hanno paura

Frank Höpfel, professore all’università di Vienna, ha lavorato in passato al tribunale delle Nazioni Unite all’Aja. Egli ha affermato che, dopo gli ultimi avvenimenti, il tribunale speciale del Kosovo dovrebbe prendere ulteriori provvedimenti per proteggere i testimoni.

“Quello che è successo è un disastro e non doveva accadere,” ha detto Höpfel a BIRN.

Ha anche aggiunto che l’unità Vittime e Testimoni della corte deve “lavorare a misure che preparino psicologicamente coloro che decideranno di deporre in tribunale, e spiegare loro di quali informazioni è in possesso l’accusa”.

I testimoni protetti dovrebbero anche essere ben informati sulle procedure a cui si troveranno davanti quando entreranno nel pieno del processo, ha aggiunto Höpfel.

“È importante far capire loro – in anticipo – che potrebbero spesso trovarsi nella stessa stanza degli imputati. Una sessione chiusa, infatti, impedisce solo al pubblico di vederli. Spesso ho visto testimoni che rimanevano scioccati da questo fatto, scoprendolo solo al momento del processo,” ha spiegato.

L’ufficio del procuratore del tribunale speciale, o SPO, ha dichiarato che prenderà provvedimenti nei confronti di coloro che hanno permesso la diffusione dei documenti.

“L’SPO si sta impegnando a trovare e perseguire tutti gli individui coinvolti nel rilascio di documenti. In particolare, punirà coloro che hanno rivelato le identità – o qualsiasi informazione che potrebbe portare alla identificazione – di eventuali testimoni,” ha detto a BIRN la portavoce Angela Griep.

Griep ha aggiunto che la protezione delle persone le cui identità sono state rivelate è, al momento, la priorità del tribunale.

“Un’unità specializzata si sta occupando del supporto e della protezione testimoni. Qualsiasi violazione degli ordini restrittivi dettati dalla corte e qualsiasi atto illecito nei confronti degli amministratori di giustizia, saranno puniti secondo il Codice Penale del Kosovo“, ha concluso la portavoce.

A causa del tempo trascorso da quando i crimini sono stati commessi e per la scarsità di prove, i magistrati dovranno fare principalmente affidamento su testimoni oculari. Molti sono già ricollocati fuori dal territorio del Kosovo e altri hanno ottenuto nuove identità.

Bekim Blakaj, il presidente della ONG Humanitarian Law Centre di Pristina, che si occupa di monitorare i crimini di guerra, ha fatto notare che dovrebbero essere imposte delle misure di sicurezza più severe per proteggere i teste da eventuali minacce ed evitare che il processo fallisca per mancanza di prove.

“In passato, durante il processo contro Ramush Haradinaj e Fatmir Limaj [ex combattenti KLA diventati poi politici] presso il ICTY, la maggiore falla era stata la protezione dei testimoni,” ha detto Blakaj.

“Questo ha a che fare con la diffusa pratica di corruzione dei teste. Di conseguenza, in molti processi per crimini di guerra, gli accusati finivano per essere rilasciati,” ha aggiunto.

Blakaj ha detto che, per i PM, ottenere delle deposizioni sarà difficile. Molto spesso i testimoni hanno cambiato o ritirato, in un secondo momento, le loro dichiarazioni iniziali.

“Quando il tribunale speciale è stato istituito, in seguito ai fallimenti della ICTY e delle corti locali in questo campo, l’attenzione verso la protezione dei testimoni era alta. Tuttavia, non è durata molto. La recente fuga di informazioni riservate ha messo a dura prova la fiducia dei testimoni nei confronti del tribunale,” ha fatto notare.

“Spero che i testimoni siano protetti da degli pseudonimi”

David Tolbert è il direttore del Centro Internazionale per la Giustizia di Transizione ed è stato anche vice procuratore capo alla ICTY dal 2004 al 2008. Secondo lui, il rilascio di documenti è stato un tentativo sfrontato di  sabotare delle indagini legittime su crimini molto seri e di influenzare i testimoni.

“Questo evento potrebbe rappresentare un ostacolo per il tribunale speciale, ma solo nel breve termine. Tuttavia, la conseguenza più dannosa di questa azione è che potrebbe spaventare vittime e testimoni,” ha detto Tolbert a BIRN.

“Il furto di materiali confidenziali è un argomento molto serio. Si tratta di una violazione della legge che può, potenzialmente, compromettere il processo e, allo stesso modo, lo stato di diritto in Kosovo,” ha aggiunto.

“Al momento, è possibile che il SPO fallisca nel dichiarare colpevoli gli imputati,” ha avvisato Blakaj.

Craig Lang è un ex diplomatico americano; attualmente è un visiting professor al Franklin & Marshall College e lavora dal 2002 sul problema dello stato di diritto in Kosovo. Secondo lui, la fuga di notizie è solo un altro modo di indebolire il tribunale speciale. Tuttavia, “mette a rischio le vite di coloro che volevano fare la cosa giusta”.

I paesi che supportano la corte, ora devono aiutarla a rafforzare i suoi meccanismi di protezione dei testimoni, suggerisce Lang.

“Indipendentemente da quello che i Kosovars pensano del tribunale speciale, in uno stato legale non c’è spazio per l’intimidazione o l’omicidio di testimoni,” ha detto.

L’eredità dei fallimenti precedenti nell’assicurare protezione a testimoni in casi di crimini di guerra legati al Kosovo, getta un’ombra sul lavoro del tribunale situato all’Aja.

I giudici, per ora, possono chiedere diverse misure aggiuntive per proteggere le vittime che decidono di testimoniare, come la distorsione della voce o l’uso di pseudonimi.

Höpfel spera che queste misure non siano state eccessivamente compromesse dagli ultimi avvenimenti. “Spero che i testimoni abbiano degli pseudonimi e che questi non siano inclusi nei documenti sottratti,” ha detto.