Nonostante la pandemia di coronavirus, la Corte Speciale per il Kosovo con sede a L’Aia ha continuato a lavorare al procedimento contro ex guerriglieri dell’esercito di liberazione del Kosovo sospettati di crimini di guerra. La Corte dovrebbe aver rinnovato il mandato dopo cinque anni, alla fine di questo mese. Sulla base di una legge adottata dall’Assemblea del Kosovo nel 2015, il suo mandato continuerà fino a quando il Kosovo non sarà informato dal Consiglio dell’Unione Europea della conclusione delle indagini e del completamento dei procedimenti.

Alla fine di aprile, i pubblici ministeri hanno mosso ulteriori accuse a sospetti non citati in tribunle e ora il giudice per le indagini preliminari ha sei mesi per rivedere le accuse. I sospetti non sono ancora stati nominati pubblicamente, ma più di 150 ex membri dell’UCK sono stati convocati per essere interrogati come sospetti come testimoni, e si ritiene che a breve verranno effettuati i primi annunci pubblici. Tra coloro che sono stati chiamati per gli interrogatori sono presenti personaggi politici di spicco come Ramush Haradinaj, capo dell’Alleanza per il futuro del Kosovo, partito AAK e l’ex presidente dell’Assemblea del Kosovo, Kadri Veseli, a capo del Partito Democratico del Kosovo, PDK.

In Kosovo, tuttavia, la Corte -con sede distaccata a Den Haag- non gode dell’appoggio della popolazione, che la vede come un attacco al  movimento di liberazione nazionale UCK. La frustrazione principale al riguardo deriva proprio dal fatto che il Tribunale è visto come un’istituzione parziale che prenderà in esame solo la popolazione di etnia albanese, mentre sorvolerà sui molti crimini di guerra compiuti dai serbi. D’altra parte, la popolazione serba del Kosovo è scettica sulla potenzialità della Corte Speciale di offrire giustizia nei casi in cui le vittime fossero principalmente di etnia serba.

Il malcontento è poi aggravato dal fatto che i primi cinque anni di mandato sono passati senza che sia stata resa pubblica alcuna accusa. Inoltre, recenti indiscrezioni sul fatto che la Corte potrebbe essere abolita e che potrebbe essere emanata un’amnistia per i crimini di guerra ha infuocato l’opinione pubblica kosovara.

L’ istituzione della Corte è arrivata in risposta alle gravi accuse sollevate da un rapporto del Consiglio d’Europa del 2010, ad opera del senatore svizzero Dick Marty, su crimini presumibilmente commessi da membri dell’UCK. Nel dicembre 2017, poi, il presidente Hashim Thaci, dopo aver inizialmente appoggiato la Corte come mezzo per dimostrare al mondo che la lotta armata dell’UCK era “pulita”, ha sostenuto un’iniziativa volta ad abolirla. Non è chiaro il motivo per cui Thaci, uno degli ex leader dell’UCK, abbia cambiato posizione. Tuttavia, sembrerebbe che egli possa finire tra gli inquisiti.

Il primo ministro uscente Albin Kurti, il cui partito – Vetvendosje – si è apertamente pronunciato contro la Corte Speciale, ha recentemente licenziato il suo consigliere Shkelzen Gashi per aver dichiarato che singoli combattenti dell’UCK hanno commesso crimini durante la guerra del 1998-99. Queste dichiarazioni hanno infatti scatenato una furiosa reazione degli albanesi in Kosovo. Gazmend Bytyqi, un deputato del Partito Democratico del Kosovo, ha affermato che le dichiarazioni di Gashi erano un “tentativo di denigrare la gloriosa lotta per la libertà”. Per alcuni, tuttavia, il licenziamento ha dimostrato che la leadership politica del Kosovo vuole perpetrare una cultura dell’impunità. “I leader politici dovrebbero astenersi da una tale narrativa. Deve essere fatta giustizia per tutte le vittime” ha dichiarato Abit Hoxha, un ricercatore di giustizia transizionale.

Il potenziale indebolimento di qualsiasi impatto positivo che la Corte potrebbe avere sulla società del Kosovo ha portato l’istituzione a rendere prioritaria la sensibilizzazione. “Il nostro team per la campagna di sensibilizzazione si reca in Kosovo circa una volta al mese per informare la popolazione sul tribunale e le sue attività, per chiarire idee sbagliate e per rispondere alle domande e ai dubbi”, ha riferito a BIRN Michael Doyle, coordinatore e portavoce della campagna di sensibilizzazione della Corte Speciale.

Hoxha ha però affermato che le aspettative che le Corte Speciale otterrà una diffusa accettazione nella società kosovara sono decisamente basse. “Quando si tratta di crimini, non dovremmo preoccuparci dell’opinione pubblica, ma della giustizia”, ​​ha detto.