Erin Russell ha recensito il libro “The Dutch Wife” di Ellen Keith, tradotto recentemente in olandese con “Gedwongen Kampliefde”. Ne esiste anche una versione italiana, “La moglie olandese”.

Ellen Keith è una scrittrice canadese che attualmente vive ad Amsterdam; ha vinto il prestigioso premio Harper Collins/UBC per la categoria Best New Fiction.

Il libro di Ellen Keith è in cima alle classifiche degli ultimi tempi e offre una profonda analisi del ruolo dell’alta cultura all’interno dei regimi repressivi. Il leitmotiv è presente in tutta la narrazione, catturando il lettore, anche se l’autrice presenta in un modo etico, sempre più contorto, i personaggi della storia.

In Germania, a Weimar, una statua in bronzo raffigura i personaggi letterari di Johann Wolfgang Goethe e Friedrich Schiller. Il primo stringe amichevolmente la spalla al secondo, in pose sicure di sé, rivolte in avanti. Finito nel 1857, il monumento ha lanciato un vero culto verso i monumenti stessi. Meno di un secolo dopo, Hitler ha sfruttato questo impulso nazionalista, trasformando gli eroi culturali in difensori del popolo tedesco.

In particolar modo è Goethe ad essere molto presente nel romanzo. Keith descrive lo scrittore e il suo patrimonio come una sorta di ostacolo per i suoi personaggi. Goethe si interrogava sui principi morali, a volte per giustificarli ed altre per condannarli.

Il nazista Karl Müller, personaggio principale della novella, nonostante abbia commesso atrocità di vario tipo, si considera compiaciuto, proclamandosi superiore agli altri ufficiali che non leggono letteratura. Sfoglia di tanto in tanto l’opera di Goethe, I dolori del giovane Werther, per lui il monumento Goethe-Schiller è un luogo di sicurezza(locus of warrant). Infatti, Hitler ha proclamato molti discorsi vicino a questa statua.

L’ indagine etica della scrittrice, rende possibile un’esame sulle motivazione del personaggio. Oltretutto, nel libro, è evidente il suo interrogarsi per comprendere il complesso meccanismo di una psiche che si divide in ciò che uno fa quando esegue gli ordini, e il senso generale del sé. Viene da chiedersi quanto lontano si è spinta nei limiti della credibilità, quando tratta l’oscillante morale del personaggio. Infatti, riesce a descrivere talmente bene i caratteri dei personaggi che viene da immedesimarsi in loro e di conseguenza comprenderne le preoccupazioni e dilemmi morali.

I personaggi principali del racconto sono tre: il primo è Karl, nuovo arrivato e secondo in comando al campo di concentramento di Buchenwald. Il suo personaggio oscilla tra negoziazioni di consapevolezza etica e il desiderio di piacere ad un padre severo. Marijke de Graaf è la seconda protagonista con la quale Karl interagisce; una giovane violinista e lavoratrice olandese della resistenza che è stata arrestata con il marito ad Amsterdam. Marijke viene prima mandata a Ravensbruck ma più tardi le viene data la possibilità di seguire il marito a Buchenwald se accetta di lavorare lì come prostituta per gli altri prigionieri (idea del militare tedesco Himmler per aumentare la produttività dei lavoratori nei campi).

L’ultimo protagonista della storia è Luciano Wagner, studente di giornalismo, rapito dalla giunta civico-militare in Argentina negli anni ‘70, durante il periodo della Guerra Sporca; nel libro si percepisce la violenza del regime repressivo. Diventa uno delle centinaia di cittadini conosciuti come “I Dispersi”.

Tutti e tre i personaggi della novella sono, in un certo senso, impegnati in un progetto di crescita. Alcuni più di altri utilizzano la vecchiaia per mostrare crescita morale e psicologica. Tuttavia, la non propriamente scelta di Marijke di diventare una prostituta altera per sempre il suo sviluppo e la rende, alla fine del romanzo, una moglie olandese completamente diversa. Nel caso di Luciano, il suo percorso di identità sessuale. Inoltre, i suoi impulsi di scrittore e giornalista, potrebbero renderlo un romanzo d’artista, kunstlerroman ma, ci si rende subito conto che Luciano non è un dissidente politico ma il possibile leader di una protesta gay.Nel romanzo c’è confronto con i temi dell’identità queer (Keith lo affronta con sensibilità e intuizione, sia nel caso di Luciano che nei campi di concentramento). Scrive inoltre di lettere immaginarie che Luciano indirizza al padre, piene di dolorosi ricordi d’infanzia.

Luciano nel corso della storia diventa il più coraggioso dei tre personaggi principali e dopo essere stato violentato in un carcere omofobo, attua un piano di resistenza. Essendo una specie di non eroe auto-coinvolto, è forse il personaggio meno affascinante con cui iniziare ma si evolve durante il romanzo, diventando più forte.

In molti aspetti, il racconto sembra essere un esame del trauma stesso e di come altera la capacità celebrale alla resistenza, all’agire con integrità e anche a fare scelte di interesse personale. Tuttavia, alla fine, i lettori si chiederanno la domanda meno ovvia: dovrebbe Marijke lasciare il marito per Karl? Una nota in questione: quando verrà rivelato, è poeticamente oscuro quello che Karl fa al marito di Marijke.

E così il romanzo spinge i limiti sia di ciò che una persona sottoposta a violenze ripetute sarà disposta ad accettare, sia ciò che un lettore crederà su come un trauma altera un personaggio. Insomma, Keith distorce magistralmente le nostre idee di giusto e sbagliato, giustizia e vendetta.