FOCUS

FOCUS

Tra memoria e vergogna: cosa farne dei luoghi storici a 75 anni dalla liberazione?

di Giuseppe Menditto

Una decina di anni fa lo storico Carlo Ginzburg, riflettendo su ciò che dovrebbe legare ognuno al proprio Paese, proponeva di eleggere la vergogna e non l’amore della patria come ciò che caratterizza la nostra stessa appartenenza: sono fiero delle mie “radici” solo perché sono in grado di vergognarmene. Un legame più forte dell’amore. Primo Levi, in un bellissimo capitolo dedicato proprio alla vergogna nell’ultimo dei suoi lavori I sommersi e i salvati, scriveva:

Imbarazzo e vergogna non sono certo categorie immediatamente storiografiche, ma hanno un loro specifico ruolo quando entra in campo l’uso politico che si fa della storia.

Quando si parla del passato, ci si riferisce alla cultura pubblica della memoria come un “venire a patti con la storia” o come un “processo lungo e doloroso” di cui bisogna assumersene la responsabilità. Predappio e Berlino – forse più quella della Repubblica Democratica che quella nazista – sono solo due tra le migliaia di esempi che si potrebbero fare.

Nei Paesi Bassi i resti della storia olandese affiorano spesso nascosti nei boschi, appartati e invisibili agli occhi dei più. Memorie dolorose, imbarazzanti in alcuni casi ma necessarie. Cosa farne – si chiede Sandra Smets su NRC – di questi luoghi nell’anno in cui si commemorano i 75 anni della liberazione?

Crossing time al campo di Vught

Il campo di Vught, l’ex campo di concentramento delle SS in Olanda, è così nascosto nei boschi del Brabante che la sera non ci si può arrivare con i mezzi pubblici. Lo scorso marzo è stato aperto alcuni giorni per la commemorazione dei 75 anni della liberazione: Crossing Time, il nome dell’installazione audiovisiva pensata per la celebrazione, includeva una serie di proiezioni video che necessitavano dell’oscurità per essere godute. Tra le torri di guardia e il filo spinato apparivano sagome di persone che camminavano o stavano ferme, proiettate sulle caserme e sugli alberi oltre il recinto. Mezz’ora la durata della video installazione dove le ombre reali dei visitatori del campo si sovrappongono a una massa di fantasmi, anonime apparizioni dal passato. Una metafora della guerra che include e astrae l’individualità delle persone per annientarle.

Crossing Time è stato sviluppato dalla lighting designer Isabel Nielen e dal sodalizio artistico Beeldjutters. I committenti Artifex e Brabant Remembers hanno fatto realizzare opere d’arte in quattro diversi luoghi nel Brabante, per rendere il passato accessibile alle generazioni che non erano lì in prima persona. Poi è arrivato il virus e tutto è stato momentaneamente sospeso.

Le commemorazioni si svolgono spesso nei pressi di monumenti di guerra che sono stati eretti dopo la liberazione, trovandosi per così dire sul lato buono della storia. Ma c’è anche un’eredità bellica precedente, un’eredità carica come quella di Camp Vught, un luogo con una chiara funzione di memoria e un museo. Ma non solo.

Sparse in tutto il paese, spesso in luoghi remoti, ci sono dolorose eredità che non sembrano avere una natura commemorativa e che hanno sollevato grandi dibattiti nel corso degli anni, come il muro di Mussert.

L’imbarazzante “muro di Mussert”

Nei dintorni boscosi di Lunteren nel Gelderland si trova un cimelio troppo spesso dimenticato. In un campeggio, nascosto tra belle case vacanza, si erge un muro di mattoni sporco e fatiscente. Centocinquanta metri di pietre, alte dieci metri con un balcone dal quale si affacciava Anton Mussert, fondatore del Movimento Nazionalsocialista in Olanda (NSB). Si tratta appunto del Muur van Mussert (“muro di Mussert”), ciò che resta dell’edificio progettato nel 1938 per le riunioni del movimento.

@Roger Veringmeier | Source: Wikipedia | License: CC Naamsvermelding-GelijkDelen 4.0 Internationaal

Ogni anno tra il 1936 e il 1940 il NSB organizzava qui i cosiddetti Hagespraken, incontri di propaganda all’aperto basati su un presunto ideale germanico e modellati sugli analoghi incontri che il partito nazista tedesco allestiva a Norimberga. In realtà, come scrive lo storico René van Heijningen dell’Instituut voor Oorlogs-, Holocaust- en Genocidestudies (NIOD)la versione olandese assomigliava di più a una grande adunata scout annaffiata da tanta birra e dedita all’esaltazione di una genuina vita bucolica.

Dopo la fine della guerra, Mussert, fiero di essere riuscito a mostrare la propria creatura persino a Himmler, durante un interrogatorio disse: “se volete vedere un po’ del mio lavoro e l’atmosfera del nostro Movimento, andate a Lunteren“.

Dal 1940 gli incontri furono proibiti dalle forze di occupazione tedesche che misero così a tacere i propri stessi alleati. Uno degli oratori dell’ultima riunione del 22 giugno 1940 fu Adriaan van Hees, che invocò la vendetta per la morte di otto membri del NSB che erano stati giustiziati durante l’invasione tedesca del maggio 1940.

Dopo la guerra il muro è caduto in rovina e l’area è stata utilizzata per raduni scout reali e della Croce Rossa.

@Nationaal Archief | Source: Wikipedia | License: CC 1.0

All’inizio degli anni 2000, il comune di Ede ha cercato di far sì che il muro diventasse monumento nazionale ma ho dovuto cedere alle proteste dei veterani di guerra e di altri, tra cui il Centrum Informatie en Documentatie Israël (CIDI), un’organizzazione fondata dalla comunità ebraica olandese, che ha ufficialmente dichiarato di sperare nel crollo stesso del muro. Ma la questione è proseguita nel tempo. All’Associazione per il patrimonio culturale Heemschut (Erfgoedvereniging Heemschut) che ha chiesto di inserire il luogo tra i monumenti di interesse nazionale, ha risposto l’Agenzia nazionale per il patrimonio culturale (Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed) secondo cui il complesso non si qualifica come edificio. Nel 2017 30 intellettuali hanno chiesto alla ministra della cultura di opporsi alla volontà della proprietà del terreno che avrebbe voluto abbatterlo.

Alla fine è stato dichiarato monumento e si sta discutendo del finanziamento e della funzione delle sue areeOggi sul muro non ci sono ancora indicazioni o cartelli esplicativi e il sito web è ancora in costruzione. E il luogo, fortunatamente, non è mai diventato un’attrazione per i neonazisti.

Al di là del muro

Nel 2005 la tomba del leader del NSB Leendert Willem de Leeuw è stata dichiarata monumento nazionale a Roermond. Si è pensato di vendere un bunker di Seyss-Inquart a Wassenaar – anche se la trattativa è piuttosto complessa – per ricavarci una pannenkoekenhuis, un negozio di frittelle. A Ellecom c’è un intero edificio – conosciuto come l’ “Inferno di Ellecom” – costruito da operai ebrei per l’addestramento delle SS olandesi, formazione che includeva anche un corso per lo sterminio. Il monumento comunale – un tavolo di bronzo con le iniziali dei tre morti – è stato sovvenzionato per essere conservato ed è stato poi venduto nel 2018 ad una società immobiliare che non ha mai precisato quale destinazione d’uso intendesse affidargli. Nel 2019 il tavolo divelto con le pietre commemorative sono stati rubati e poi rimpiazzati.

Non lontano da Arnhem sorge il Fliegerhorst Deelen, ex aeroporto della Luftwaffe tedesca. Novecento edifici camuffati da villaggi di fattorie con tanto di tetto tipico. Oggi con i suoi duecento fabbricati è il più grande monumento nazionale dei Paesi Bassi, che diventeranno ben presto abitazioni.

CoverPic@Roger Veringmeier, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

 

 

SHARE

Altri articoli