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CULTURE

Tra collaborazione e isolamento: il doppio filo che lega Giappone e Paesi Bassi

Rangaku è un termine giapponese che significa "apprendimento olandese" ed è una parte fondamentale del sodalizio tra i due Paesi



Sembra difficile da credere, ma in un ospedale giapponese potrebbe capitare di sentire un chirurgo chiamare un bisturi ‘mesu’, o un’infermiera dire a un paziente che sta somministrando la ‘moruhine’ per alleviargli il dolore. Entrambe le parole, e molti altri termini giapponesi, hanno la loro origine nella lingua olandese.

È solo un esempio dell’impatto che il commercio globale e gli scambi internazionali possono avere sulla nostra vita quotidiana e sulla nostra cultura. Infatti, questo collegamento linguistico poco noto rivela la storia della collaborazione e del commercio tra Olanda e Giappone. Sebbene entrambe le nazioni siano relativamente piccole e vivano su lati opposti del pianeta, la relazione tra i due Paesi è sopravvissuta fino ai giorni nostri, evolvendosi e intensificandosi negli anni.

L’industria navale giapponese, ad esempio, è stata profondamente plasmata dagli olandesi. Il cantiere navale di Nagasaki fu infatti costruito dagli ingegneri olandesi e situato in quella che in origine era una piccola enclave dei Paesi Bassi.

Tutto iniziò il 19 aprile 1600, quando il galeone olandese Liefde giunse nell’odierno Usuki nell’isola meridionale di Kyushu. Salpato da Rotterdam il 27 giugno 1958, la nave, forte di un equipaggio di 110 membri sotto il comando del vice ammiraglio Simon de Cordes, trasportava 18 cannoni, 500 moschetti, 5000 proiettili di ferro e 250 chilogrammi di polvere da sparo. Oltre alla celebre bussola ad ago di Petrus Plancius. La flotta olandese partita per le Indie orientali era composta da HoopGeloofTrouw et Blijde Boodschap ma la Liefde fu l’unica imbarcazione ad arrivare in maniera rocambolesca e casuale in Giappone.

Impressionato dalla conoscenza avanzata delle tecniche marinare, il capo militare giapponese concesse alla nave olandese il ​​permesso di commerciare con la popolazione locale.

Questa speciale relazione rese i Paesi Bassi l’unica nazione occidentale esente dalle direttive di isolamento politico ed economico del Giappone. L’isolamento giapponese durò dalla metà del XVII secolo fino alla metà del XIX secolo. L’opera dei missionari cristiani e inique richieste da parte di potenziali alleati e nemici avevano infatti portato le autorità giapponesi a sviluppare un’estrema diffidenza nei confronti dell’influenza straniera. 

Al contrario, la collaborazione con gli olandesi si era dimostrata equa fin dall’inizio. In forza di questo, il governo giapponese scelse di non tagliare i rapporti con i Paesi Bassi, consolidando così una relazione unica nel panorama mondiale.

Ebbe così inizio la relazione speciale tra Giappone e Paesi Bassi.

Durante questo periodo, entrambi i paesi hanno beneficiato molto l’uno dall’altro. Da un lato l’Olanda aveva accesso esclusivo a seta, lacche e metalli giapponesi di alta qualità. Dall’altro, i giapponesi ebbero modo di apprendere degli ultimi progressi della tecnologia occidentale. Gli olandesi infatti offrirono assistenza specialistica nella costruzione navale, nelle scienze militari e nella medicina occidentale dell’epoca.

Inoltre, gli ingegneri civili giapponesi e olandesi lavorarono fianco a fianco per sostenere importanti progetti infrastrutturali. Tra questi, la costruzione di porti, canali e dighe in tutto il Giappone.

C’era però una regola alla base della relazione. Mentre agli operai olandesi era concesso di rimanere, i loro rappresentanti venivano tenuti sull’isola artificiale di Dejima, situata al largo della costa di Nagasaki. Lo scopo era quello di ridurre al minimo il loro contatto con la popolazione nativa giapponese che viveva nella regione.

Questa restrizione ha portato a uno sviluppo che coinvolge tutt’ora leMitsubishi Heavy Industries (MHI). Fu qui, attorno a Dejima, che nel 1857 gli ingegneri olandesi condussero la costruzione del cantiere navale di Nagasaki. Successivamente, MHI iniziò ad affittare questa zona dal governo giapponese, poco prima che venisse ribattezzata come Nagasaki Shipyard and Machinery Works.

Oggi, Nagasaki Shipyard and Machinery Works continua a costruire navi commerciali e navali. 150 anni di intensa innovazione tecnologica hanno portato alla costruzione di centrali elettriche ad alta efficienza e allo sviluppo di fonti energetiche di prossima generazione come le celle a combustibile.

I lasciti della relazione secolare tra Giappone e Paesi Bassi sono ancora visibili ben oltre i confini del cantiere di Nagasaki. L’influenza di questa collaborazione è ovunque: nelle tecnologie delle navi e dei turbocompressori e anche nella politiche di gestione del personale.

La compagnia di origine giapponese Mitsubishi Turbocharger e Engine Europe (MTEE) gestisce una fabbrica di turbocompressori nello stabilimento di Almere nell’Olanda occidentale. Dal momento che negli spazi di produzione l’innovazione è sempre in evoluzione, la doppia radice olandese e giapponese della fabbrica di MTEE è una risorsa fondamentale. Questa collaborazione ha costruito un ambiente di lavoro che valorizza la diversità, la cooperazione, la comprensione reciproca e una cultura aziendale basata sulla crescita personale.

Durante il periodo di isolamento, in Giappone si è sviluppato il concetto di rangaku, letteralmente “apprendimento olandese” e per estensione “apprendimento occidentale”. Rangaku continua a fungere da modello per la collaborazione tra impiegati giapponesi che intendono comprendere le tecniche di gestione olandesi e viceversa.

Negli affari, gli olandesi hanno spesso attribuito grande importanza all’apprendimento dai paesi esteri e all’adozione delle loro pratiche più vincenti. Considerando questa tendenza olandese, non stupisce che il Giappone sia spesso stato scelto come fonte di ispirazione e accrescimento. I giapponesi hanno sempre dato priorità alla qualità dei prodotti, impegnandosi ad incitare un’innovazione tecnologica continua e ad apportare continui cambiamenti e miglioramenti alla società.L

Precisione rigorosa nei dettagli, metodi di automazione innovativi e devozione al potenziale della scienza e dell’ingegneria per cambiare il mondo: tutti questi elementi hanno creato una relazione duratura.

Saranno pure passati 300 anni da quando gli olandesi avevano il loro posto speciale sull’isola di Dejima, ma lo spirito di cooperazione e collaborazione è ancora vivo.

Ogni giorno, colleghi giapponesi e olandesi di Almere partecipano al mondo degli affari globale scambiando nuove idee, lavorando insieme e risolvendo i problemi davanti a una tazza di caffè. Sarà per questo e per i 400 anni di scambio economico, collaborazione e dialogo che questa bevanda calda viene chiamata dai due popoli in modo tanto simile: “kōhī” in giapponese e “koffie” in olandese.



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