L’interminabile tragedia del Mediterraneo e le migliaia di vite perse nel tentativo di attraversare la Turchia per raggiungere le isole greche di Samos, Lesbos e Kos hanno lasciato un segno indelebile in quelle zone. Se l’afflusso di richiedenti asilo si è ridotto drasticamente negli ultimi mesi in seguito all’accordo tra Turchia e UE, altrettanto è accaduto con il turismo, fonte principale di introito per queste aree.

L’agenzia D-Reizen, noto tour operator olandese dell’ “all-inclusive”, allora, ha pensato bene di risollevare le sorti dell’economia locale, sponsorizzando a modo suo le mutate condizioni geopolitiche delle isole; non più crocevia per disperati in fuga verso l’Europa, come raccontano i mass media ma oasi per il relax. ”

Facciamo baldoria: i rifugiati sono tutti chiusi negli hotspot

Per spingere al meglio il paradiso ritrovato, l’agenzia ha pensato bene di mandare in avanscoperta due “travel assistant” nel mese di giugno, che hanno soggiornato sull’isola e scritto il blog promozionale. Il loro giudizio? “Nessun rifugiato in giro e nessun salvagente: i richiedenti asilo sono tutti negli hotspot”. Non contente dell’approccio discutibile, le due signore olandesi sono andate un passo oltre: nella seconda parte del post, raccontano di un viaggio insieme alla loro guida locale verso l’ “hotspot” dell’isola per valutare se, effettivamente, la situazione -sul piano dei richiedenti asilo- fosse ideale per un vacanziero. E la loro conclusione è stata: disco verde, i profughi sono tutti li, nessuno è in giro.

Rifugiati? Invenzione dei media

In un rocambolesco e singolare moto da “advertorial” le autrici del messaggio pubblicitario se la sono presa anche con i media internazionali: il clamore sulla vicenda dei rifugiati, dicono, avrebbe distrutto l’economia turistica. E a farne le spese, sarebbero stati gli abitanti di Samos, proseguono le signore, sempre generosi con i vluchtelingen.

Le reazioni, tuttavia, non si sono fatte attendere: i commenti furiosi di alcuni utenti e diverse proteste giunte via mail, hanno suggerito al tour operator di cancellare il post (che potete, comunque, leggere per intero qui) e di pubblicare su Facebook una sorta di rettifica. Che finisce per peggiorare la situazione: scusandosi, se la prendono con gli utenti che avrebbero “frainteso le intenzioni”.

 

Sarà ma il messaggio su Twitter non lascia spazio a tante interpretazioni: dubbi su Samos a causa dei rifugiati?

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Per concludere, le due travel assistant assicurano: vogliamo porre l’accento sul fatto che i rifugiati rimangono negli hotspot e non si aggirano per le aree turistiche. Cari vacanzieri, state tranquilli: all inclusive e coscienza sono salvi.