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Tofik Dibi, politico non di professione. Tra Marocco, Olanda e identità liquide

CoverPic@Hans van Egdom | Source: Flickr | License: CC BY-SA 2.0

Tofik Dibi, eletto dal partito di sinistra del Groenlinks al parlamento olandese nel 2006, all’età di 26 anni, è rimasto in carica per sei anni.

Figlio di immigrati marocchini, ha militato nel Sindacato marxista dei lavoratori turchi nei Paesi Bassi (Hollanda Türkiyeli Isçiler Birligi – HTIB) e studiato cinema all’Università di Amsterdam.

Quando inaspettatamente è stato eletto, Dibi è stato il più giovane parlamentare olandese. La dirigenza del Groenlinks l’ha definito un “talento politico” con grande stupore dell’interessato, che non aveva preso sul serio la propria candidatura.

Durante la legislatura Dibi ha difeso i diritti dei musulmani e di altre minoranze nei Paesi Bassi. Non ha mai dichiarato però pubblicamente di essere gay.

Nel 2015 Dibi ha raccontato nella sua biografia Djinn la sua lotta con la sua sessualità, l’identità musulmana e il suo impegno a favore della giustizia sociale. Nicolaas Barr, professore del Dipartimento di Storia Comparata delle Idee della Washington University, ha tradotto il libro in inglese e ha scritto una nuova introduzione lavorando con l’autore.

Publisher’s Weekly ha descritto il libro come “una cronaca incisiva e cruda che descrive perfettamente come l’autore si sentisse intrappolato tra la sua omosessualità  e la sua famiglia, gli amici, e la comunità più ampia che lo ammirava come uno schietto sostenitore dei diritti delle minoranze”.

 

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Dietro la scelta del traduttore inglese: dare luce a prospettive diverse

Nicolaas Barr ha scelto di tradurre quest’opera perché, oltre ad essere un libro di memorie commovente e coraggioso, si distacca dalla narrazione dominante dello “scontro di civiltà” tra la presunta Europa tollerante e le minoranze, specialmente i musulmani, dall’altro.

Dibi è nato nei Paesi Bassi, parla l’olandese come prima lingua ed è cresciuto immerso nella cultura e nelle istituzioni olandesi. Ma come altre seconde generazioni, è spesso trattato come un nuovo arrivato o peggio, come una minaccia indesiderata. Nell’affrontare questi temi, “Djinn” offre un’avvincente contro-narrazione, mostrando come le molteplici identità di Dibi siano profondamente intrecciate nel caratteristico paesaggio culturale del paese. 

L’Olanda che non s’immagina

La pubblicazione della traduzione arriva in un momento cruciale. I Paesi Bassi, come gli Stati Uniti, si confrontano oggi con questioni di ingiustizia razziale sistematica. Il governo del primo ministro Mark Rutte è appena caduto a causa di uno scandalo di discriminazione razziale e dopo aver contribuito a normalizzare l’estrema destra olandese.

Una delle sfide della traduzione di un libro scritto per un pubblico olandese è che presuppone una familiarità con il contesto politico e culturale olandese. Il quale è molto diverso dall’immagine progressista dei Paesi Bassi che tanti hanno.

Baar è stato in grado di fornire parte di questo background in una breve introduzione al libro. Compresa la storia della cosiddetta immigrazione dei “lavoratori ospiti” (“gastarbeider“) provenienti dal Marocco, Turchia, Italia e da altri paesi intorno agli anni ’60 e l’ascesa della politica anti-musulmana negli ultimi decenni.

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