di Serena Caramel

L’industria tessile ha dominato l’economia ed è stata parte dell’identità di Tilburg per più di centocinquanta anni. Le prime fabbriche vennero costruite nelle zone periferiche della città olandese intorno alla seconda metà del XVII secolo. Da quel periodo, l’industria si sviluppò a un’intensità tale che ben presto le aree circostanti alle fabbriche divennero sempre più popolate, fino a diventare centro nevralgico della città.

Nel giro di pochi anni Tilburg si trasformò da piccolo paesino agricolo a centro industriale, perno di gran parte della produzione tessile olandese. Quello che oggi rimane a testimoniare questa grande storia è, quasi esclusivamente, il Textiel Museum, che ha sede in una delle più antiche fabbriche del distretto. In questo museo, tradizione e innovazione si incontrano in un connubio di antichissimi macchinari e tecnologie di ultima generazione.

Il Textile Museum

Attraversando le stanze dell’ex fabbrica si incontrano telai settecenteschi, così come nuove tecnologie che permettono di creare un abito con un click. Non manca nemmeno, in perfetto stile olandese, un macchinario che si alimenta a forza di pedalate di bicicletta. Grazie al centro di ricerca della biblioteca del museo e all’Università di Tilburg, la più rinomata nel settore tessile dei Paesi Bassi, il museo è un luogo di riferimento per esperti, studenti, tecnici e designers che si incontrano tra i vari workshop e laboratori.

I nuovi progetti del TextielLab, il laboratorio collegato al museo, si interessano soprattutto di trovare alternative più sostenibili ai metodi di produzione dell’industria tessile attuale. Si sperimentano quindi le potenzialità di nuove tecnologie, nuovi materiali e nuovi approcci. “Qui da noi la sostenibilità è il tema centrale. La nostra presenza permette ai giovani designers e non solo di essere più consapevoli della storia dell’industria tessile olandese, ma anche del processo che sta dietro alla produzione di tessuti e di capi d’abbigliamento” dichiara Jantiene van Elk, responsabile della biblioteca del museo e precedentemente consigliera delle politiche alla Tilburg University.

Prato e il declino dell’industria

Comunque, secondo Van Elk, si tratta solo di piccoli progetti sperimentali che poco o niente apportano al reale mercato dell’industria. Sebbene l’eredità della tradizione tessile si percepisca ancora, le 25 fabbriche, un tempo principale sostentamento dei cittadini di Tilburg, oggi non esistono più. “Il declino ebbe inizio tra gli anni ’60 e ’70”, spiega Van Elk, “a causa della crescente competizione estera”. Tra i rivali più temuti, una medio-piccola città italiana: “Al tempo, Prato era estremamente competitiva nel settore. Mentre noi eravamo troppo legati ad un gusto tradizionale e all’uso della lana, tessuto non più in auge in quegli anni, Prato era più dinamica, modaiola e, soprattutto, i suoi prezzi erano più economici. Come si può vedere anche oggi, l’industria tessile si muove sempre dove i salari sono più bassi”.

Si può dire quindi che Prato era per l’industria tessile degli anni ’60 e ’70 quello che oggi sono molti paesi dell’Asia: un luogo in cui costi e tempi di produzione sono talmente vantaggiosi da non lasciare spazio a concorrenti. Sfortunatamente, tanto da contribuire al declino della principale industria tessile olandese del tempo.