Photo: screenshot Tikkie

Tikkie e altre app di pagamento hanno cambiato per sempre la fisionomia dle momento imbarazzante di chiedere ad amici, colleghi e conoscenti di pagare la propria parte in qualunque situazione si verificasse la necessità di “dividere”. In un pezzo sul Volkskrant ci si interroga, tuttavia, sulla “filosofia del Tikkie”: un Tikkie inaspettato o un conto di casa tenuto in modo troppo accurato possono rovinare la spontaneità delle interazioni sociali, si chiede Doortje Smithuijsen sul magazine del quotidiano di Amsterdam. 

“Un ex collega di mio padre portava il giornale al lavoro tutti i giorni. Non appena lo finiva, lo offriva ad un altro collega. Se il collega accettava il giornale, l’uomo gli chiedeva subito: “Guldentje?” Di solito questo era seguito da una reazione di sorpresa e disagio, ma poi il fiorino veniva consegnato”, dice l’autrice del pezzo. “Il detto “fiorino” è ancora un simbolo di avarizia nella mia famiglia. Ma col senno di poi, ho un po’ di rispetto per l’ex collega di mio padre. Fatti coraggio, nell’era attuale delle app Tikkies e Wiebetaaltwat. Entrare in quel confronto verbale ogni giorno, sfidando così tanto disagio per così pochi soldi. Oggi avrebbe potuto semplicemente inviare successivamente una richiesta di pagamento con la descrizione ‘Giornale’. Risparmi un sacco di sguardi storti e ricevi comunque i soldi sul tuo account”.

Ad ABN Amro, un gruppo di sviluppatori digitali è stato incaricato nel 2016 di risolvere il problema “più grande possibile” con l’app più semplice possibile: come chiudere la questione di un conto aperto  dopo una notte al pub? “La meticolosa suddivisione del conto, o pagare tu stesso il prezzo intero e poi dover scrivere il tuo Iban a tutti: sicuramente doveva essere fatto in modo più efficiente?”

Tikkie offre agli utenti la possibilità di richiedere un importo tramite un semplice messaggio Whatsapp. Un anno dopo il suo lancio nel 2016, l’app aveva già un milione di utenti; ora sono sei milioni. “Tikkie” è addirittura entrato nel dizionario: per il Dikke Van Dale è “nome collettivo per le richieste di pagamento digitale”

Secondo la ricercatrice dell’Università della Virginia, Lana Swartz nel suo libro New Money: How Payment Became Social Media, questo meccanismo romperebbe, addirittura, uno dei più grandi tabù dell’interazione umana: le transazioni finanziarie tra amici.

Ma praticità e giustizia sociale (ognuno paghi fino all’ultimo cent) e ‘rilassatezza’ a volte non sono sinonimi: “Un sondaggio tra i miei amici e conoscenti fornisce una scorta infinita di aneddoti e irritazioni. Amici che mandano un Tikkie per ogni tazza di caffè, quando tu non lo faresti mai. Amici che non mandano Tikkie, mentre quello era l’accordo – così ti senti in colpa. Amici che non pagano Tikkies, nonostante molteplici solleciti”. Insomma, l’imbarazzo sembra sia stato sostituito da un’altra forma di imbarazzo.

Il problema, dice Doortje Smithuijsen, è che non esiste ancora il galateo di Tikkies e Wiebetaaltwat. Secondo una ricercatrice,  Gea Schonewille, “le relazioni si costruiscono attraverso i favori reciproci. “Ogni relazione, sia essa di amicizia o di corteggiamento, si basa su quello scambio. Ciò può avvenire sotto forma di servizi, come aiutare a dipingere, dare consigli o prestare ascolto, ma anche pagandosi l’un l’altro’, dice al Volkskrant.

In una relazione sana, le persone desiderano la reciprocità, afferma Schonewille. Senti se devi qualcosa all’altro o se è il tuo turno di ricevere. Con l’introduzione del Tikkie, la struttura naturale di tale relazione reciproca è in qualche modo interrotta.

Ad esempio, l’app garantisce che le relazioni reciproche si sviluppino in modo meno organico, afferma Schonewille, “mentre ciò è effettivamente auspicabile”. I tikkies ti privano dello spazio per stimare che un pomeriggio a dare una mano nei lavoretti sia anche un buon modo per ripagare una cena anticipata. Ti privano dell’opportunità di scoprire da solo cosa c’è di “valore” all’interno di una relazione.

Anche Wiebetaaltwat: equità e correttezza. Ma anche un algoritmo che annulla le interazioni non traducibili in bit. Ma la buona notizia è che esistono anche tikkie “gentili”: si possono mandare regali. Pagare un caffè oppure una birra a qualcuno. Il soprannome per questa transazione è “penny-poke”, preso in prestito dalla funzione “poke” su Facebook.

Il modo in cui gestisci le richieste di pagamento dipende da come è impostata la tua psiche, spiega Schonewille. Gli esseri umani hanno una serie di bisogni fondamentali, inclusa la connessione con gli altri e un’immagine positiva di sé. Chi, come me, preferisce non mandare Tikkies, ama considerarsi una persona generosa: una persona che non fa storie.

Per le persone che inviano facilmente Tikkies, l’educazione potrebbe essere stata più focalizzata sulla giustizia, afferma Schonewille. “Hanno imparato, per esempio, che tutti sono uguali, quindi è ovvio che tutti paghino lo stesso”.

Un dato, comunque, depone a favore della diffusione dell’utilizzo ragionevole del Tikkie:  l’importo medio è di 37 euro. “Solo il 10% delle transazioni è inferiore a 5 euro”, dice ABN Amro. In pratica, ci sono meno tirchi in giro di quanto si possa pensare.